Milano, 29 gennaio 2014.

In tutti questi anni non mi era mai capitato un caso di priapismo “vero”, da psicologi insomma. Non uno di quelli causati da fattori medici (neoplasie, farmaci, lesioni midollari, malattie infettive, ecc.). Proprio quello senza causa apparente. Idiopatico. Per cui di probabile origine psicologica.

Wow.

Mentre aspetto il signor R., cerco di immaginarmi che tipo di paziente mi troverò di fronte. Mi ha telefonato la settimana precedente, annunciandomi la diagnosi in poche parole secche, come a dire “Sei sicuro di saperlo trattare?”.

“Dottor Bulla buongiorno. Mi chiamo R., sono di Milano e soffro di priapismo. Possiamo fissare un incontro?”.

Il paziente che ti spiattella la diagnosi al telefono non è infrequente: lascia trasparire, secondo me, una sorta di amarezza, quasi un fastidio che potrebbe risolversi solo scaricando la diagnosi addosso al professionista. Mi chiamo Rossi, e sono ossessivo. Buongiorno sono Bianchi e in passato ho tentato il suicidio. Io la leggo come un “speriamo che questa sia la volta buona perché non ne posso più”.

Ma il signor R. ne ha ben donde.

Priapismo: è l’erezione persistente, fastidiosa, a volte dolorosa, che dura ore, slegata dall’eccitazione e dal rapporto sessuale. Non una passeggiata, anche se molte persone sghignazzano. Ridete perché non l’avete provato.

D’accordo, in alcune situazioni può essere una figata. E’ il sogno di molti maschi: ti immagini che bello non doversi più preoccupare del pene? Guardi in basso e lui è lì, già pronto!

Qual è il problema? Che nei contesti in cui non sei mentalmente eccitato, il fatto di avere un erezione (magari anche visibile) può diventare un dramma. Vuoi mettere far visita al morto con l’erezione?

Nella mitologia greca e romana, Priapo è il dio, figlio di Afrodite, noto per la grandezza dei genitali, simbolo di forza e fertilità della natura. A Priapo sono associati diversi culti, tra i quali il sacrificio annuale di un asino: si narra infatti che il ragliare di questo animale impedì a Priapo di abusare della dormiente Estia (la dea greca della casa), e per questo motivo il dio pretese un atto di espiazione da consumarsi annualmente. Nella cultura antica il pene eretto è sempre stato adorato in quanto propiziatore di fecondità, ricco di proprietà magiche quali il potere di dare la vita.

Il priapismo idiopatico, da cause sconosciute e/o psicologiche, rappresenta il 20-50% dei casi riportati nella letteratura scientifica. E’ una percentuale in diminuzione, perché le procedure di diagnosi differenziale stanno migliorando (quindi si riesce più spesso ad individuare la causa medica), ma rimane comunque rilevante.

Chi ne soffre vive brancolando tra uno specialista e l’altro, sperando di individuare prima o poi una causa medica. Perché l’etichetta “idiopatico” viene vissuta dalle persone come “finto”. E questo vale per quasi tutte le patologie definite idiopatiche. Siccome nessuno trova la causa non può che essere psicologica, indi immaginaria.

Ed in sintesi questo è il vissuto del signor R. Da anni si sente preso poco sul serio dai medici da cui si fa visitare. Me lo racconta guardandomi fisso, senza abbassare mai lo sguardo.

Mi sento a disagio: capisco che sta controllando la mia serietà mettendomi alla prova. Sento che per nessun motivo al mondo devo abbassare gli occhi. Non guardare, Non guardare dice una voce dentro di me.

E quindi inizio a capire il suo disagio: non dev’essere semplice vivere con il timore che gli altri guardino una parte del corpo di cui ti vergogni.

Per questo decido di portare il signor R. proprio su questo tema.

“E’ così che si sente di solito?”, chiedo. Non guardare, Non guardare, Non guardare…

“Esatto” risponde lui. “E la situazione peggiora quando sono con i maschi”.

“In che senso?.

R. mi racconta della sua ossessione: in presenza di altri uomini teme che la sua erezione venga notata, rappresentando un segno di eccitazione omosessuale.

“Una volta, durante un colloquio di lavoro, non sapevo più come nascondermi. L’uomo dall’altra parte della scrivania mi guardava con gli occhi spalancati dallo stupore”.

Forse abbiamo trovato una pista da seguire. Il signor R. sente che tutti puntano lo sguardo sulle sue parti intime. Primo problema. E sente che i maschi sospettano una sua eccitazione omosessuale. Molti pazienti, con una matrice personologica ossessiva, temono di riscoprirsi un qualcuno che in realtà non sono: l’omosessualità è uno dei risvolti più temuti.

“Ma Dottore, posso farle una domanda”.

“Mi dica”.

“Si vede?”.

 

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