Alghero, aprile 2014.

Sono passato per la prima volta su questo splendido lungomare un giovedì sera d’ottobre, dieci anni fa, a bordo di un taxi, direzione Hotel Catalunya, dove poi avrei conosciuto, l’indomani mattina, la mia futura moglie.

Mai avrei pensato che un giorno mi sarei allenato sotto il sole, su questa passeggiata di quasi tre chilometri, che poi allunga fino a Fertilia e, volendo, a Capocaccia. D’estate, in certi orari, è quasi impossibile riuscire a correre visto il gran numero di turisti che affollano la ciclabile anche a piedi. Moltissimi i corridori, soprattutto quelli che io chiamo gli improbabili.

Il corridore improbabile lo riconosci soprattutto da come si veste: di solito si mette troppa roba addosso, visto il clima, e questo perchè crede (erroneamente) che sudando si dimagrisca maggiormente. Puoi anche riconoscerne il passo: troppo pesante e dispendioso, oppure esageratamente alato, con le ginocchia portate alle stelle, piuttosto saltellante. Di solito versa in uno stato di iperventilazione, celata da occhialoni da sole, cuffie e cappellino. Gli indumenti sono zuppi, come dopo una Mezza, ma in realtà ha fatto solo duecento metri.

La prima corsa sul lungomare di Alghero fu appunto da improbabile: mi cimentavo col running da tre mesi, e il 10.000 era ancora un miraggio, soprattutto con il mio ritmo a 7′ al km.

Agosto. 32 gradi. In quei momenti ti senti gli occhi dei passanti addosso, e tutti sembra ti stiano dicendo dove te ne vai con quel lardo, ciccione? Ecco perchè improvvisamente acceleri come un idiota, disintegrando in pochi secondi le scorte (già risicate) di glicogeno.

Il bello della corsa è che, di anno in anno, i miglioramenti ti permettono di vedere le distanze con altri occhi. E il lungomare non ti basta più. Vai verso le Bombarde, oppure sulla strada per Villanova, entri anche in città, e passi davanti all’Ospedale Civile, in Via Don Minzoni.

Dove si trova il Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Alghero, eccellenza in Sardegna, regione in cui di eccellenze c’è un gran bisogno.

E in Sardegna c’è pure un gran bisogno di sangue.

In pochi conoscono questo lato draculesco  dell’isola: bassa densità di popolazione, alto tasso (12%) di talassemia, una malattia ereditaria che causa anemia (riduzione dell’emoglobina). Nelle forme più gravi, come la talassemia major (detta anche Morbo di Cooley), è presente un’anemia importante che comporta fin dai primissimi mesi di vita continue trasfusioni di sangue. In caso contrario il bimbo arriva rapidamente alla morte.

Serve sangue, dunque.

E non solo per le trasfusioni ai pazienti talassemici. Sull’isola sarda si vive proprio come qui, sul Continente, per cui ci sono interventi d’urgenza o programmati in cui vengono utilizzate le sacche di sangue. I sardi, come noi, necessitano di farmaci emoderivati per curare patologie epatiche, renali, immunologiche. Questi sono farmaci salvavita per moltissime persone: possono essere ricavati esclusivamente dal plasma umano, di cui la Sardegna è piuttosto carente.

Serve sangue, insomma.

Donare in Sardegna è davvero facile come bere un bicchiere d’acqua. Oltre alle associazioni di volontariato che organizzano, come da noi, raccolte programmate, esistono diversi Centri Trasfusionali presso gli ospedali sardi. Basta presentarsi al mattino, anche senza appuntamento, nei giorni feriali. Si risponde ad un questionario, una visita di pochi minuti, e poi ci si rilassa sulle comode poltrone per la donazione. La prima volta è strano, e magari fa un po’ paura. Ma appena hai finito ti senti una persona migliore, e ti sei dimenticato della paura: provare per credere.

In Sardegna si fa scorta di sangue anche in estate, grazie al turismo. Perchè non tenerne conto adesso che si stanno porgrammando le prossime vacanze?

Incastrare nei giorni di vacanza una donazione non è per nulla complicato: dopo un’ora, se adeguatamente alimentati, si può condurre una vita assolutamente normale.

Tranne correre.

Ma un giorno di allenamento si può anche saltare, no?

 

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