Colpa.

Dal latino cŭlpa.

1. In generale, ogni azione o omissione che contravviene a una disposizione della legge.

2. Causa principale, anche se involontaria, di effetti spiacevoli o dannosi.

Alle 20.10 esco dallo studio, dopo aver visitato l’ultimo paziente. Alle 19.30 ci siamo guardati in faccia, interrompendo il nostro colloquio: in un attimo abbiamo acceso il pc e sbirciato gli ultimi secondi della partita in streaming, Non è il massimo dal punto di vista deontologico, ma tanto non lo diremo a nessuno. Potevamo anche farne a meno, ma al cuor non si comanda.

Via San Zeno, l’arteria che collega il mio palazzo con la tangenziale, è praticamente deserta. Sono ancora tutti rintanati nei bar o nei salotti: stanno forse sputando sull’arbitro, sul clima, sulle mogli dei calciatori che potevano anche starsene a casa.

Non vorrei accendere la radio, ma alla fine mi faccio forza.

Su Radio24 Cruciani, stranamente tranciante, dichiara “Qualsiasi CT di una nazionale che viene sconfitta nelle fasi iniziali del girone, deve dimettersi”.

Tra le righe vuole dire “Ehi Prandelli, non fare il furbo, vedi di andartene”.

Ma Prandelli non fa il furbo, perchè fondamentalmente non è un furbo. Prandelli ha lo sguardo di chi è abituato a prendere le cose della vita in modo deciso, schietto, senza furbizia. Anche quando la vita decide di metterti il bastone tra le ruote.

Mai una parola fuori posto, mai un atteggiamento sopra le righe.

Non conosco personalmente Cesare Prandelli, ma conosco alcune persone di Orzinuovi che lo conoscono direttamente. Baristi, parrucchieri, vicini di casa. Tutti me l’hanno sempre descritto come una persona modesta, appassionata, seria e affidabile. Non il tipo che si approfitterebbe di un contratto non ancora in scadenza.

Al casello di Manerbio (BS) il suono del mio telepass copre per un secondo la discussione radiofonica centrata sulle colpe di Cesare Prandelli.

Colpevole.

La Nazionale Italiana domani prenderà un aereo per colpa di Cesare Prandelli: non avrebbe saputo governare attentamente la nave, dice la radio.

Penso a Cracco, il simpatico chef della tv, e mi chiedo se sarebbe in grado di cucinare una cena stellata utilizzando materie prime surgelate, di seconda scelta. Probabilmente ce la metterebbe tutta, inventandosi prelibatezze pur partendo da materiale scadente. E alla fine, nonostante il naso arricciato dei commensali, avrebbe forse la faccia tosta di sostenere che loro non hanno capito nulla.

Qui non c’è nessun chef. C’è un uomo che ce l’ha messa tutta, nonostante la materia. Non è colpa del forno, non è colpa dei condimenti, e nemmeno dei piatti. Se il pesce non è fresco, lo puoi cucinare in mille modi, ma alla fine la puzza uscirà comunque.

Grazie Cesare.

Per non esserti sbracciato come una scimmia a bordo campo. Perdere con stile è una caratteristica che appartiene solo ai grandi sportivi. E ai grandi uomini.

E in questo momento la maggior parte degli italiani ha bisogno di riconoscersi in persone che sanno affrontare i problemi con stile.

 

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