La notizia ha fatto il giro delle nostre case, passando attraverso i nostri computer e le nostre tv.

Annamaria Franzoni, una delle donne più discusse d’Italia, è tornata a casa.

Quel “tornare a casa” urlato dai titoli dei giornali che molte persone hanno percepito con ansia, quasi volesse avvertire, il titolo, della presenza di un mostro, una madre che forse ha ucciso il proprio figlio dopo un raptus, un’esplosione di violenza incontrollabile. Il titolo sembra avvertire i genitori italiani: attenzione.

E lo sguardo cade inevitabilmente sui tuoi figli. E pensi che quella mamma lì, una donna normale, come la mamma dei tuoi bambini, potrebbe non essere tanto normale, potrebbe aver perso il controllo e potrebbe perderlo nuovamente.

Dietro le tende di una delle finestre della casa a Ripoli Santa Cristina c’è una persona sicuramente sollevata. Ma il sollievo in questo caso può avere due origini ben distinte.

Prima origine: il sollievo di una madre accusata ingiustamente di un delitto orrendo che finalmente ritrova l’atmosfera del proprio desco familiare, fatta di calore e protezione, entro il quale ricominciare una vita nuova, elaborando con calma il lutto per la perdita di un figlio amato.

Tante cose da ricostruire: la propria reputazione, il proprio ruolo di madre attiva e presente, la relazione matrimoniale. E soprattutto il cercare di uscire velocemente da questo incubo, sperando di essere dimenticata il prima possibile. Dimenticarla, ha suggerito il professor Augusto Balloni, che ha redatto la perizia per l’istanza di detenzione domiciliare, sarebbe il miglior regalo per Annamaria Franzoni. Secondo Balloni, la madre di Samuele avrebbe preso coscienza della morte del figlio, per la quale però non si ritiene colpevole.

Seconda origine: il sollievo del colpevole che è riuscito a farla franca. Il lupo che ha scampato la trappola e che ora si rifugia nella propria tana, al sicuro. Ci è mancato poco. Anche in questo caso ci sarebbero tante cose da ricostruire. E anche qui la speranza sarebbe quella di venire dimenticata nel minor tempo possibile.

Due forme di sollievo egualmente importanti e salienti, oltremodo probabili.

Noi spettatori impotenti oscilliamo in questa insidiosa ambivalenza. Sappiamo riconoscere il sollievo nel volto di Annamaria Franzoni, così come l’abbiamo identificato negli occhi di Amanda Knox, ma da qui non riusciamo a capirne la causa: la fine di un ingiusto incubo oppure lo scampare alla giusta forca? Due donne attraenti e misteriose che (loro malgrado?) fanno parlar di sé.

Di una cosa siamo certi: Annamaria Franzoni è sicuramente una donna forte.

Se non ha ucciso ci vuole forza per riuscire a sopportare tutto.

Se ha ucciso ci vuole forza per tenersi dentro tutto.

Siamo comunque contenti e sollevati dal sapere che la Franzoni continuerà la psicoterapia, qualunque sia l’obiettivo dei colloqui. La speranza è che il Collega riesca ad aiutare Annamaria a dare un senso a tutto questo.

 

 

 

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