I bergamaschi non me ne vogliano.

Ma va da sé, noi bresciani siamo famosi per due cose: il casoncello bresciano e lo spiedo bresciano. Punto. Primo e secondo piatto, fiori all’occhiello di osterie, ristoranti e sagre. Punto.

E’ solo questo l’ultimo dei punti oscuri tra due Province vicine che, dopo secoli, finalmente ora si amano: chi ha inventato il casoncello?

Come afferma orgoglioso un amico dal boccale facile:

“Qui i nostri bambini passano dal latte ai casonsei, altro che svezzamento”.

Se ci penso, in effetti, il casoncello me lo ricordo da sempre come uno dei piatti della festa, spesso seguito da un altro must di casabulla: polenta e salame cotto. Per quanto Wikipedia (probabilmente controllata da qualche azionista bergamasco)  insista nel definire il casoncello un piatto lombardo, non ci sono dubbi sulla sua origine bresciana secondo me. Delle tre versioni menzionate, quella bresciana è senza dubbio l’unica che rispetti i canoni tipici di un piatto storicamente povero.

Il ripieno a Brescia non contiene carne (tranne piccole tracce di prosciutto cotto in alcune zone, a mio avviso più legato al venir incontro alle mode):

  1. pane
  2. grana padano o parmigiano
  3. aglio
  4. noce moscata
  5. brodo
  6. prezzemolo
  7. sale

Niente a che vedere con ripieni fantasiosi (uvetta, amaretti…) e poco probabili nel contesto misero e pedestre dei nostri avi (carne, ecc.). I casunsei nascono come piatto povero, e povero non può che esserne il contenuto. Nel poema in esametri Baldus, che narra le avventure dell’omonimo cavaliere padano, Teofilo Folengo (1491-1544) chiarisce che i casoncelli vengono preparati con pane e formaggio, quindi magri.

Avete ancora dubbi, cari bergamaschi?

Allora forse non siete a conoscenza dell’origine etimologica del termine casoncello: il termine deriva da causes, che significa cacio, ad indicare l’ingrediente fondamentale di questo primo piatto, ovvero il formaggio. Le nostre donne lo sanno benissimo: la farcitura del casoncello va preparata utilizzando formaggio di primissima qualità, così come bisogna abbondarne a più non posso nel condimento. L’antico casoncellis inoltre veniva preparato con una particolare forma, a ferro di cavallo. Probabilmente tale forma ricordava dei “calzoncini”, da qui un’altra possibile interpretazione etimologica del termine casoncello.

Ne sapeva preparare anche la famosa Massera da Bé, celebre personaggio del ‘500 di Galeazzo dagli Orzi (cioè da Orzinuovi, BS). In questo testo recitativo, la protagonista Flor da Cobiàt (Fiore da Collebeato) presenta ad una Madonna le proprie capacità (tra le quali appunto l’arte di preparare il casoncello) nella speranza di venire assunta.

Se passate da queste parti, sono tantissimi i ristoranti che vi proporranno i casoncelli: evitate se possibile quelli “alterati” (al bagoss, ai quattro formaggi, al brasato, ecc.) ma andate sul classico.

Per non sbagliarvi, segnatevi questi due Comuni nel bresciano: Barbariga e Longhena.

Poi, quando tornate, scrivetemi una mail.

 

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