Se non l’avete ancora fatto, leggetevi “L’azteco” di Gary Jennings, giornalista e scrittore statunitense scomparso nel 1999. Ma soprattutto grande studioso della civilità azteca. Nel romanzo meraviglioso, scorrevole, avvincente e indimenticabile datato 1980, Jennings racconta la storia di un azteco, Mixtli e dell’incontro con la civilità (si fa per dire) spagnola che, in quel periodo, conquista a suon di stermini il popolo mexica, distruggendo Tenochtitlàn, l’antica Città del Messico, e annientando nel nome della cristianità secoli di tradizioni locali, religione compresa. Attuale, no? 

Tlilectic Mixli, il cui nome significava letteralmente nuvola scura, aveva anche un soprannome legato ai suoi problemi di vista: avvolto nella nebbia. E infatti il romanzo si impernia fin da subito sulle situazioni tragicomiche in cui Mixli si infila a causa del buio che spesso l’avvolge. Perchè quando sei avvolto nella nebbia, perdi punti di riferimento e sicurezza, e ti muovi a tentoni. Ma la nebbia a volte ti serve: meglio non vedere lo schifo che hai intorno.

Nel quartiere Zaist, periferia nord di Cremona, i protagonisti della gara sociale del Marathon stamane erano essenzialmente due: il freddo e la nebbia. Dieci chilometri tra Persico, Persico D’Osimo e Persichello, i Qui Quo e Qua versione paesino di campagna al confine con la città delle Tre T (altra triade che si ripete). Tre piccoli campanili con annesso bar, vecchietto fuori dal bar e atmosfera domenicale della Bassa Padana. Dove, al settimo, di passaggio da Persichello, non ti stupisci troppo se senti in strada il profumo della gallina in brodo.
L’esercito dei blu vestiti (che a me ricordano tanto gli amati contradaioli del Nicchio) incurante (sempre si fa per dire…) del freddo, stamane alle 9.00 è riuscito a trascinarmi per ben dieci km entro un’atmosfera spaziale, non nel senso strettamente poetico del termine. Perchè i tre paesini in questione sono collegati da altrettante stradine di campagna. Campi e nebbia.

E che nebbia.

Parola d’ordine: non perdere di vista chi ti sta davanti, perchè ti potresti smarrire, soprattutto se come me non sei autoctono.

Tra una maledizione e l’altra (ma chi me lo fa fare, pensi durante il primo e l’ultimo chilometro) mentre corro mi capita di pensare. Quando corri i pensieri hanno un sapore diverso, almeno se non stai iperventilando. Le immagini del paesaggio è come se scorressero attorno a te. E questo fenomeno aumenta in modo direttamente proporzionale alla distanza che hai deciso di percorrere. Provare per credere.

Guardando la nebbia, respirando il freddo, stamane ho pensato a Mixli, avvolto nella nebbia. Come lui, molti di noi corrono attraverso la propria esistenza avvolti nella nebbia. Ma a differenza dell’azteco noi la nebbia la scegliamo, vera e propria opzione salvavita. Preferiamo non vedere quello che succede attorno a noi, se non in maniera discontinua e appannata. I tempi non sono cambiati da quando in america regnavano i mexica: nuvole scure all’orizzonte, nuages. La conquista non è territoriale, ma spirituale. Eppure, scegliamo la nebbia.

Ecco l’arrivo: 53’30”. Là tra la nebbia riesco ad intravedere la Parrocchia di San Francesco.

Facce amichevoli, sorrisi e bevande calde. Ci voleva dopo una settimana così.

Provare per credere.

Tag: , , , , ,