Four Seasons Firenze

Four Seasons Firenze

«Abbiamo clienti che tornano di anno in anno come nostri ospiti dell’albergo. E lei mi chiede che cosa significa garantire loro un servizio da hotel cinque stelle lusso? È l’attenzione per i dettagli. Le faccio un solo esempio: quel cliente che dopo un anno si siederà al tavolo del nostro ristorante o come varcherà l’ingresso della sua camera deve poter ritrovare il tipo di acqua che preferisce, senza che nessuno del nostro staff gliel’abbia domandato nel frattempo». E certo non sarà facile ricordarlo (ma anche a ciò si dovrà ovviare) se i componenti di questo staff raggiungono i 250 dipendenti. Che diventeranno ben 350 durante l’alta stagione (a cavallo dell’estate). Siamo a Firenze, in uno dei suoi alberghi più esclusivi, il Four Seasons, la cui location è niente meno che una residenza del tempo dei Medici, il Palazzo Scala della Gherardesca, che annovera il giardino privato più grande del capoluogo toscano.

Il Palagio

Il Palagio

chef Vito Mollica

chef Vito Mollica

Qui, in questo “casino di delizie” del XVI secolo, regna un’atmosfera di lusso raffinato, tra 72 camere, 44 suite e lo spettacolare Cortile del palazzo che accoglie i clienti, quindi il magnifico parco e che, insieme, rendono il luogo tranquillo e defilato, amato dal jet set internazionale, dai divi di Hollywood o da personaggi del calibro di Bill Gates. Una sosta nel suo ristorante stellatoIl Palagio – è accessibile anche ai comuni mortali. Dal bel brunch domenicale (prezzo 90€ a persona, vini inclusi) a una cena sicuramente importante, ma non impossibile (prezzo medio 100€, escluse le bevande), l’opportunità di immergersi in un’atmosfera di fasti rinascimentali si fa realtà attraverso la degustazione dell’ottima cucina dello chef Vito Mollica.

Chateaubriand

Chateaubriand

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Una cucina italiana, la sua, giocoforza di taglio cosmopolita, che si rivela attenta ad andare incontro alle esigenze di una clientela quanto mai eterogenea e che eviterà, quindi, di spingere o accentuare i contrasti, come gli eccessi, tra i diversi sapori. Così sarà dal felice dialogo tra questa e il servizio in sala che scatterà la magia di una serata da ricordare. Perché i piatti, certo, che verranno proposti e serviti si ricordano per la bontà e la sapienza della loro composizione, l’insieme, però, verrà valorizzato da quel valore aggiunto offerto dall’atmosfera, dal “cadre” – il contesto come direbbero i francesi, in cui sono i gesti nel loro insieme a fare la differenza.

Sorbetto affogato

Sorbetto affogato

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spaghetti ai ricci di mare

spaghetti ai ricci di mare

Nella città del conte Camillo Negroni, l’arte del bartender offre diversi locali più che stimolanti. Al momento della nostra visita, durante la manifestazione dedicata alle eccellenze eno-gastronomiche italiane del Pitti Taste, il Four Seasons ricreava un opificio-liquoreria di fine ottocento (in collaborazione con Liquoreria Essentiae) dove assaggiare liquori-elisir stando immersi tra alambicchi, spezie e vecchi erbari. Al tavolo, dopo l’aperitivo, ecco giungere la selezione dei pani, la degustazione di olio (quello assaggiato, l’ottimo extra vergine toscano Dievole). Seguono i piatti di Vito Mollica sempre ritagliati su misura delle esigenze del cliente: dal 2013 i suoi Cavatelli cacio e pepe con gamberi rossi marinati e calamaretti spillo sono sempre in carta, da quando cioè sono stati giudicati “piatto dell’anno” dalla Guida ai ristoranti d’Italia dell’Espresso. Ma a questo cavallo di battaglia, che richiama in chiave di alta cucina l’origine lucana dello chef, si accompagnano nuove emozioni: all’antipasto un assaggio degli eleganti Scampi arrostiti con vellutata di pastinaca, guanciale iberico e olio alle nocciole; quindi un primo piatto che ancora è un omaggio al mare con uno dei suoi “frutti” più rappresentativi: Spaghettini alla chitarra all’aglio nero e ricci di mare. Altro cavallo di battaglia lo troviamo con la portata principale, ossia con il Piccione toscano al Vin Santo, proveniente dagli allevamenti di Laura Peri,  cotto in vescica e servito con frutta caramellata al timo. Un piatto degno del Rinascimento.

piccione cotto in vescica

piccione cotto in vescica

piccione al Vin Santo

piccione al Vin Santo

E a suggellare il tutto le affascinanti “avventure” alla fiamma che hanno preso vita nella sala del Palagio al termine del capitolo dessert: dopo l’elegante piccola pasticceria e la piacevole (e intelligente) idea di abbinare alcuni cocktail d’autore ai classici, insostituibili (perché defaticanti) ma pur sempre banali sorbetti. Il nostro al limone verrà affogato appunto con del gin, maraschino e liquore alla violetta. Ma ecco che, al momento del caffé, un autentico punch alla livornese – o meglio Ponce (ottenuto sostituendo il caffè alla ricetta originale con il tè) – ci darà l’indimenticabile (e caloroso) arrivederci con la sua pirotecnica preparazione flambé: con l’aggiunta di liquore Sassolino (dal sapore di anice) e Rum.

la preparazione del Ponce

la preparazione del Ponce

la brigata del Palagio

la brigata del Palagio

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