imageimageimageĖ qui la festa. Dopo mesi (diciamo pure anni) di liti politiche e polemiche sui ritardi, si ė alzato il sipario su Expo. Un grande luna park, dove non mancano le parate di Foody e la famiglia di mascotte o dei popoli stranieri nei costumi tipici. C’era anche questo nel giorno uno dell’Esposizione milanese, rovinata purtroppo dalle voci che arrivavano sulle devastazioni dei black bloc in cittå. Un luna park. Più del contenuto colpiscono le forme imagedei padiglioni. Dal thailandese circondato dal mercato sull’acqua al palazzo del Marocco al piû gettonato dai bambini, quello del Brasile dove si accede camminando su reti come tappeti elastici. All’interno, molti vincono facile: si fa la coda per assistere a video e proiezioni che accontentano i  patiti del selfie. Si distingue invece l’Austria, che ha ricreato i boschi, il clima e (soprattutto) l’aria buona delle montagne. Respira forte ed enjoy, il consiglio ė scritto pure sulle pareti di legno. Più che raccontare la qualitå del riso basmati – l’alimentazione ė il filo conduttore ddel 2015 – al padiglione indiano sono bravissimi a contrattare sui prezzi di sciarpe e borsette. A Expo si puō fare anche shopping. Un’Expo che parte circondata finalmente da un grande entusiamo, ma che non ė riuscita a recuperare – come era prevedibile- tutti i ritardi. Dalla Sierra Leone al Laos, sono diversi  i padiglioni chiusi al taglio del nastro. In mostra ci sono gli operai che lavorano, allestiscono, spazzano i pavimenti. Per qualche inconveniente nella gestione dei rifornimenti, il Belgio ha un corner dedicato al cioccolato che non puō utilizzare per tutto la giorno, il Vietnam non puō cucinare i piatti tipici, stesso inconveniente per altri Paesi stranieri che sperano di recuperare giå da domani o in un paio di giorni. Ė incompleto, e ci mancherebbe, il bellissimo padiglione del Nepal con i legni intagliati a mano. Gli operai sono rientrati a casa dopo il disastro, i colleghi italiani e degli altri Paesi si sono offerti di completare gratis i lavori. A fine giornata: promossi i controlli agli ingressi,  attenti ma rapidi, l’accoglienza ai padiglioni e la disponibilitå dei volontari (anche se ė meglio afferrare una cartina del sito appena usciti dalla metropolitana o agli ingressi perchè diventano subito introvabile). Bocciati i bagarini che provano a vendere il biglietto a 25 euro, quattordici in meno che alla cassa. Su Expo ci ha investito l’Italia, niente truffe e niente sconti.

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