Il mio articolo oggi su il Giornale – L’esatto contrario di Fernan­do Alonso sarà il nuovo pilota Fer­rari. Kimi Raikkonen che non par­la­mai e manda al diavolo gli inge­gneri che lo disturbano via radio sarà compagno di Fernando che non sta mai zitto e usa la radio co­me un deejay per­mandare al dia­volo per altro motivo gli ingegneri scemi o geni. Kimi che quando è allegro e quando è triste festeggia o dimentica con parecchi bicchie­ri ­di vodka sarà compagno di Fer­nando che quando è allegro e quando è triste fra il prestidigitato­re o s’infuria spesso. Kimi che a Maranello nella precedente av­ventura ( 2007-2009)è sempre sta­to pochissimo e malvolentieri sa­rà compagno di Fernando che a Maranello è sempre lì a motivare la squadra e la squadra forse non ne può più. Kimi che ha conqui­stato l’ultimo titolo piloti ferrari­sta nel 2007 grazie a Massa e per merito di Alonso che gettò via il ti­tolo per la McL­aren pur di non far­lo vincere all’odiato Hamilton, sa­rà a fianco di Fernando che, per l’appunto,i compagni forti non li sopporta proprio.
Due anni di contratto, 12 milio­ni a stagione e anche di più e bom­ba in mano e miccia accesa per Stefano Domenicali, capo Ferra­ri, che l’ordigno Kimi non solo ha raccolto da terra,ma l’ha pure cer­cato e innescato nel coraggioso tentativo di fare il botto. Prova ne sia che per ritrovare compagni campioni del mondo assieme nella discretamente lunga storia Ferrari, si deve andare al 1953, ad Ascari e Farina, quando la Rossa era di Enzo Ferrari e non era anco­ra la-Ferrari mito ma solo una buo­na scuderia. E per ritrovare l’ulti­ma volta di due driver di alto livel­lo compagni sulla Rossa bisogna risalire al 1990, con Prost e Man­sell che appunto fecero a sportel­late e il titolo volò via anche per quello. La mossa-bomba di Do­menicali spezza una tradizione e dunque è coraggiosa e pazza e di­sperata al tempo stesso. Perché fallito il progetto ciclo-Alonso uguale ciclo-Schumi,mira a evita­re alla Ferrari di pendere troppo, come accaduto fin qui, dagli umo­ri del proprio top driver. E perché gioca abilmente sull’età dei due, Kimi 34 e Fernando 32 an­ni, intesa come maturità di due campioni consci che la Ferrari rappresenti il loro ultimo treno per realizzare una grande im­presa. Per cui meglio motivarsi, capirsi, rispettarsi. Mossa astu­ta, infine, per liberare il Cavallino dal rischio di ritrovarsi senza pilo­ti di punta visto­che Alonso è capa­ce di mollare tutto all’improvviso se solo gli girano per davvero.
Fatto sta, «sono lieto di dare il bentornato a Kimi… l’ho sentito estremamente felice e molto de­terminato, non è una scelta anti Alonso ma un altro tassello della Ferrari del futuro» dice Domeni­cali con bomba e miccia accese in mano. E «sono davvero conten­to di ritornare a Maranello do­po averci trascorso 3 anni fanta­stici » mente Kimi che fu costret­to ad andarsene per far posto ad Alonso e mesi fa gli giravano ancora. Kimi che poi aggiunge «ho moltissimi ricordi che mi le­gano alla Ferrari e li ho sempre portati con me». Si riferisce al ti­tolo vinto al primo anno in Ros­so (solo Fangio e Scheckter) e trionfo nel Gp d’esordio. Kimi che non vede «l’ora di lavorare con Fernando, pilota straordi­nario, per regalare alla squadra i successi che si merita». E «do il benvenuto al mio nuovo com­pagno di viaggio» mente Alon­so che la cosa ha mal digerito. «Insieme dovremo affrontare una sfida tecnica e sportiva mol­to impegnativa».
In tutto questo dire, meglio ri­cordare che pare, sembra, si di­ce Montezemolo non volesse il ritorno di Kimi, scottato co­m’era stato, nel 2009, dal pilota poco comunicativo e addor­mentato ( certe divagazioni con la vodka avevano avuto il loro bravo peso nel rendimento alta­lenante) che si era ritrovato in pista. «Si vede che manda a cor­rere il fratello gemello…» usava scherzare il presidente. Tanto più il ritorno di un pilota che la Ferrari aveva pagato nel 2010 per non correre, visto il contrat­to interrotto per far posto ad Alonso. Un motivo in più, l’ini­ziale contrarietà presidenziale, per ribadire che la scommessa di Domenicali è coraggiosa e pe­ricolosa. Anche perché, al mo­mento, l’unica certezza in Fer­rari è che arriva un pilota che parla poco. Merce comunque preziosa di questi tempi.

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