Sì, oggi e domani e dopo c’è Suzuka, le solite cose.

Vettel che vola nelle libere, gli altri che inseguono o si illudono di farlo.

Alonso lontano e imbarazzato,

“avere davanti la Toro Rosso non va bene” dice quasi rosso in viso.

Un rossore per nulla rampante.

Sì, Suzuka, le solite cose di questa F1 che piange con sbrigativa partecipazione una sfortunata e coraggiosa ragazza che non c’è più.

Maria de Villota.

Si è spenta stamane, in una stanza d’albergo, a Siviglia, sembra per cause naturali.

E allora penso a questa tenera e dolce donna sfortunata che ha passato la vita cullando il sogno di arrivare in F1, che quando ci è arrivata è finita immancabilmente in un team di serie D, che nel team di serie D è stata messa a fare i test più mortificanti che ci siano, quelli di aerodinamica, che durante un test si è quasi ammazzata finendo rovinosamente contro il portellone di un tir in un circuito di serie B con un box che neanche i go-kart elettrici a Riccione, vittima di un incidente da casello dell’autostrada. Penso che in quel devastante impatto ha perso un occhio, che le hanno ricostruito il viso, la fronte, il cranio, penso ai 140 punti per ricomporre il puzzle del suo sorriso, penso che tornata in pubblico ha sfoggiato con coraggio e bellezza una benda sull’occhio destro perso per sempre, che è diventata ambasciatrice della sicurezza e della vita, che ha detto “credo nel destino e ora sento di poter offrire agli altri più di quanto davo in passato”, che ha urlato “la vita è bella”, che ha scritto un libro nonostante i devastanti mal di testa che la tormentavano, che l’ha intitolato “La vita è un dono”.

Soprattutto, penso che dopo aver ripetuto mille e mille volte quella frase, dopo aver fatto comprendere ai tanti e troppi sfortunati della vita l’importanza di quel dono splendido e doloroso, Maria stamane non si è più svegliata.

Così non è giusto. Così è davvero troppo.

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ps: oggi niente tempi delle libere, niente crono o giri effettuati, quelle cose lì insomma. Oggi non è giorno.

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