“Il primo maggio sarà il giorno.

Quel giorno.

Vent’anni dopo Senna, Imola, il Tamburello.

Il primo maggio sarà anche il giorno dopo un altro giorno.

Quel sabato 30 aprile, curva Villeneuve, la Simtek senza ala e il povero Roland Ratzenberger immobile senza vita.

Ricordo perfettamente che cosa stavo facendo in quel tragico week end.

Mi occupavo ancora di altre cose giornalistiche.

Ero solo un tifoso di F1. Come voi adesso. Per questo mi piace l’idea di condividere i miei ricordi con i vostri. Tifoso con tifosi.

Tanto più che rimpiango quella sensazione unica figlia della passione che ti dà il diritto e la libertà di gioire e mitizzare lo sport.

Uno sport, la F1, che una volta scoperto da dentro così mitico non è. Compresi i suoi attori.

Dicevo…

Ricordo quella sera del ’94 in una baita di montagna quando il telegiornale mandò in onda le immagini di Ratzenberger e non le guardai subito annegato com’ero negli occhi di una ragazza. Ricordo che  pensai “stanno parlando ancora del botto di Barrichello, miracolato il giorno prima.

“Guarda che è morto qualcuno” mi disse lei.

Ricordo la pizza che rimase lì mentre  il pensiero correva subito al 1986, all’ultimo dramma in F1, a Elio De Angelis nei test del Paul Ricard, alla Brabham sogliola Olivetti bianca e blu.

Ricordo che il giorno dopo mi misi controvoglia davanti alla tv per vedere il Gp.

Il senso di morte era palpabile.

Il miracolo di Barrichello venerdì, la tragedia di Roland sabato…

e la ruota fra il pubblico scagliata dalla collisione fra Lamy e Lehto al via, la safety car, la ripartenza in corsa e poi e poi…

Ricordo che non urlai “Ayrton no, non è possibile!”

Urlai invece “DUE NO! Due che s’ammazzano nello stesso Gp non è possibile!”

E mentre sentivo la voce affannata di Ezio Zermiani correre qua e là, ricordo che tutto morì con un click perché spensi la tv, presi per mano la mia ragazza e per la prima volta dal 1979 rinunciai a guardare un Gp

Meglio una passeggiata nel bosco…

Forse feci così per cullarmi all’idea che non fosse morto anche Ayrton.

Quella sera, nella stessa baita, lo stesso televisore mi diede però il verdetto che temevo.

Di più.

Venni a sapere che mentre passeggiavo nel bosco si era staccata anche una ruota dalla Minardi di Alboreto e aveva ferito dei meccanici.

Ricordo che per un attimo pensai non è vero niente, questo è un incubo e adesso mi sveglio. Poi lei mi prese per mano…

 

Tag: , , , , , ,