Spogliandosi un attimo dei patimenti ferraristi e del tifo e la partecipazione e dei quasi due secondi che separano Hamilton in pole da Raikkonen e Alonso lontani in sesta e settima piazza,  qui a Barcellona ciò che emerge nella sua irriverente schiettezza è il caso umano Vettel.

Per lui bandiera rossa in pit lane all’avvio del q3, Ricciardo che lo sfila subito ai box e va via felice e contento, Seb che invece via radio comunica al team “sorry I’ve no drive, no drive…”, cambio, trasmissione, qualcosa del genere kaputt.

Caso umano perché dice addio al Q3, perché ha saltato le libere del venerdì per un cavo bruciato, perché ha già sostituito quattro centraline e presto saranno penalità a go-go.

Caso umano perché  questa rivoluzione F1 l’ha trasformato da pilota mitizzato a pilota ammattito che non si capacita della sfiga concentrata tutta su di lui ma anche della propria incapacità nel far volare almeno un poco la sua Red Bull .

Vista la situazione, ovvio che, in chiave mercato 2015,  all’uomo sembri una terra promessa persino la Ferrari lontana anni luce e costante in questo distacco visto che più o meno due secondi c’erano da Hamilton anche in Cina. Ferrari che registra il mini ribaltone interno: in casa di Alonso, Kimi meglio di Alonso.

Così al via

Hamilton

Rosberg

Ricciardo

Bottas

Grosjean

Raikkonen

Alonso

Button

Massa

Vettel

 

 

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