L’altro giorno ho fatto due chiacchiere con Flavio Briatore. Che come sapete ha bocciato questa F1 con motori che non fanno rumore e piloti che risparmiano benzina.

Sapete anche che su questo blog è nutrito il partito di coloro, il sottoscritto in primis, che giudicano importanti e interessanti le scelte tecniche verso cui si sta orientando questo sport. Un partito che però boccia ali mobili, gomme che non durano e diavolerie simili.

Quando però Briatore domanda se sia più artificiale un pilota che schiaccia il pulsante dell’ala mobile o bagnare artificialmente la pista per creare show mettendo però  anche in risalto le doti del pilota, ecco, su quello c’è materiale su cui riflettere.

 

La nostra chiacchierata:

 

«Questa F1 non mi piace, queste macchine di formula uno non mi piacciono. Non fanno rumore e sono pure brutte. Magari sono io che non capisco la trasformazione che ha avuto questo sport, ma non credo. Parlano i dati dell’audience: sta crollando ovunque. I vecchi appassionati delle corse storcono il naso, ai giovani non interessa. Bisogna fare qualcosa». Quello di Flavio Briatore è qualcosa di più di uno sfogo per la deriva presa dalla F1, ci sono proposte.

Che cosa fare, Briatore?

«Rivitalizzare lo spettacolo. I Gran premi sono troppo lunghi. Vedrei bene due gare, come in Gp2, due manche, la seconda con la griglia invertita…»

Hamilton e Rosberg ultimi non gradirebbero…

«Nessuna ingiustizia. Andrebbero invertite solo le prime sei posizioni. Questo in gara. Quanto alle qualifiche, basta con questi assurdi risparmi di gomme. Ci sono squadre che spendono centinaia di milioni e all’improvviso arriva il sabato e per regolamento si deve risparmiare. Poi, magari, non si disputa la terza sessione per conservare un set di gomme nuovo per la gara della domenica. Allora meglio liberi tutti: due treni di gomme morbide al sabato per cercare il miglior tempo e in gara partenza con gomme nuove. S’allargherebbe anche il ventaglio delle possibili strategie da adottare durante la corsa.

La griglia in parte invertita non sarebbe un modo artificiale di creare spettacolo?

«E le ali mobili non lo sono? E le gomme che all’improvviso cedono e vanno cambiate? Io vado oltre: dico che per risolvere i problemi di uno sport si deve partire dall’individuazione dei momenti di massimo ascolto televisivo. E quali sono? La partenza e quando piove in pista».

Il consiglio mondiale della F1 ha appena ratificato la regola che dopo l’uscita della safety ca non si partirà più in corsa ma ci si allineerà di nuovo in griglia per un nuovo via. «Giustissimo. Ottima idea. Infatti i Gran premi ora sono troppo lunghi. L’idea delle due manche punta su questo: 50 minuti ciascuna, la seconda con i primi sei che partono a ordine invertito e con la pista bagnata artificialmente. Non solo: fra le due manche, dieci minuti di pausa dedicati alle interviste con i piloti».

Pista bagnata artificialmente?

«Sì, basterebbe introdurre un sistema computerizzato che, random, a caso, bagna l’asfalto solo in alcuni tratti o per qualche giro, cinque o sei. Ci si può studiare sopra».

Non sarebbe tutto troppo finto. Allora buttiamo i chiodi ogni tanto…

«E non sono artificiali i pulsantini sul volante per sorpassare agendo sulle ali mobili in rettilineo? E le gomme che si consumano troppo? Se non altro la pista bagnata artificialmente consentirebbe di mettere alla prova le doti dei piloti. Misurarne la bravura. Non c’è nessuna abilità in un’ala mobile che ti fa andare più veloce mentre chi ti precede non può difendersi. Diverso col bagnato: se uno è bravo è bravo».

Se un sistema simile fosse già in vigore quest’anno, di tanto in tanto avremmo visto Alonso in pole nella seconda manche…

«Sì, e credo che a molti avrebbe fatto piacere… Così come il pubblico gradirebbe vedere in una manche Hamilton o Rosberg che devono risalire. Comunque il team più forte resterebbe tale. Lo insegna la storia della F1: ci sono sempre stati periodi caratterizzati da una o più squadre avanti rispetto ad altre».

Voto all’idea appena approvata di far spettacolo con le viti in titanio nel fondo scocca. Così, toccando l’asfalto faranno tante scintille?

«A metà degli anni ’90 le nostre macchine avevano un tale carico aerodinamico che le scintille erano vere. Diciamo che questa delle viti fa il paio con l’altra della trombetta di carnevale (lo scarico potenziato) per ottenere più rumore da queste power unit».

A proposito, a te questa F1 turbo-ibrida silenziosa non va proprio giù.

«Una volta, a Monte Carlo, il rumore delle monoposto si sentiva quasi da Nizza. Ora invece…».

Un tuo amico, Alejandro Agag, ha lanciato la Formula Elettrica. Tra le novità, sui social network, gli appassionati potranno dare i voti ai piloti. Voti che si tradurranno in vantaggi e punti per la classifica e la gara successiva.

«Vorrà dire che vinceranno i piloti con delle grandi famiglie o che sanno dare la scossa… Scherzi a parte, Agag sta facendo un grande lavoro. La verità è che io sono un appassionato vecchia maniera. Io voglio di nuovo i piloti gladiatori, voglio le sportellate, voglio che non succeda più come a Massa in Brasile lo scorso anno, quando stava facendo una bella gara e venne penalizzato per aver toccato la linea bianca».

Un altro tuo amico, Bernie Ecclestone, l’altro giorno alla Gazzetta dello Sport ha dichiarato: «Sono pronto a una F1 di otto squadre. Con tre monoposto a testa. È meglio vedere una Ferrari in più o una Caterham…».

«Sono d’accordo. Tanto più che la terza auto si potrebbe farla gestire al piccolo team. Non capisco proprio queste squadre minori che vogliono diventare costruttori di F1»

Forse perché inseguono il sogno realizzato da te a fine anni ’80 con la piccola Benetton ex Toleman diventata poi mondiale.

«Ai miei tempi c’erano le condizioni per farlo. C’erano le risorse, sponsor enormi che investivano. Penso agli aiuti ricevuti dalla Benetton. Penso a grandi marchi che ci hanno poi seguito».

Le proposte per lo show sono chiare. E per risollevare i team in crisi?

«Semplicemente, dovrebbero spendere meno. Con le attuali regole, a Monte Carlo, i tempi delle Gp2 erano a 1 secondo dalle F1. Una stagione con due monoposto in Gp2 costa 3 milioni di euro. I budget dei team di F1 vanno dagli 80 ai 300 milioni. La via di mezzo si può trovare».

Nota dolente: la Ferrari e il tuo Alonso.

«Come sempre Fernando sta dando il massimo. Lui è parte integrante della Ferrari: ha la Rossa nel cuore. Certo, sarebbe più contento se la macchina fosse più competitiva. Comunque stanno crescendo e il suo valore è sotto gli occhi di tutti: basta vedere le prestazioni dei suoi compagni. Raikkonen adesso, Massa negli anni scorsi. E Felipe, avete visto, sta dimostrando quanto sia veloce. Sono stato felicissimo di vederlo in pole a Zeltweg».

Alonso resterà in Ferrari?

«C’è un contratto. E i contratti si devono rispettare».

Sempre il tuo amico Ecclestone ha detto che Marco Mattiacci, team principal Ferrari, gli ricorda Briatore quando esordì in F1.

«Io in poco tempo vinsi due mondiali. Però noi all’inizio eravamo piccoli. Era diverso. Mi auguro che Marco faccia bene, ma non dobbiamo aspettarci miracoli. Il dramma della F1 è che i team sono come grandi aziende che devono però presentare il bilancio, non una volta all’anno, ma ad ogni Gran premio».

Flavio, in ultimo, sempre il tuo amico Bernie ha detto che dal 2016 bye bye Gp di Monza?

“Monza è storica, Monza non va toccata. Avete visto che successo di pubblico ha avuto  il ritorno del Gp a Zeltweg? Perdere Monza sarebbe come perdere Monte Carlo”.

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