Ieri Bernie Ecclestone ha convocato i team principal e gli ha detto: bisogna rivitalizzare questo sport, serve un working group per aumentare la popolarità.

Loro hanno più o meno annuito come fanno spesso quando a parlare è Mr. E. e però mister Ecclestone non aveva finito di parlare.

C’era la ciliegina:

Nel working group vorrei Flavio Briatore.

E su questo non è dato sapere se abbiano tutti annuito compatti. Questione di invidie, rivalità, ego bulimici, questione anche di ricordi sgraditi come il Singapore gate, la vicenda dell’incidente contro le barriere nel gp di Singapore 2008 intenzionalmente innescato da Piquet junior per favorire, con l’entrata della safety car, il compagno di team Alonso. Mossa per cui la Fia condannò Briatore, boss della squadra.

Pare, sembra, si dice che fra i team principal ci sia stato chi, finita la riunione,  ha buttato lì un sibilante “certo che con i crash tipo Singapore lo spettacolo lo crei per davvero…”

Per quanto mi concerne,

ho parlato con Flavio qualche settimana fa e vi ripropongo un paio di sue idee alla voce “come ti rivitalizzo uno sport morente”.

ECCOLE

«Per esempio accorciando le gare. I Gran premi sono troppo lunghi. Vedrei bene due gare, come in Gp2, due manche, la seconda con la griglia invertita…»

«E non è vero che i migliori, i più veloci come oggi Rosberg ed Hamilton, non gradirebbero: nessuna ingiustizia. Andrebbero invertite solo le prime sei posizioni. Questo in gara. Quanto alle qualifiche, basta con questi assurdi risparmi di gomme. Ci sono squadre che spendono centinaia di milioni e all’improvviso arriva il sabato e per regolamento si deve risparmiare. Poi, magari, non si disputa la terza sessione per conservare un set di gomme nuovo per la gara della domenica. Allora meglio liberi tutti: due treni di gomme morbide al sabato per cercare il miglior tempo e in gara partenza con gomme nuove. S’allargherebbe anche il ventaglio delle possibili strategie da adottare durante la corsa.

«C’è chi ribatte che questi sarebbero interventi artificiali? E allora le ali mobili non lo sono? E le gomme che all’improvviso cedono e vanno cambiate? Io vado oltre: dico che per risolvere i problemi di uno sport si deve partire dall’individuazione dei momenti di massimo ascolto televisivo. E quali sono? La partenza e quando piove in pista… per cui  due manche di 50 minuti ciascuna, la seconda con i primi sei che partono a ordine invertito e con la pista bagnata artificialmente. Non solo: fra le due manche, dieci minuti di pausa dedicati alle interviste con i piloti… Quanto a simulare la pioggia,  basterebbe introdurre un sistema computerizzato che, random, a caso, bagna l’asfalto solo in alcuni tratti o per qualche giro, cinque o sei. Ci si può studiare sopra. E a chi dice che sarebbe troppo artificiale, ribatto e non sono artificiali i pulsantini sul volante per sorpassare agendo sulle ali mobili in rettilineo? E le gomme che si consumano troppo? Se non altro la pista bagnata artificialmente consentirebbe di mettere alla prova le doti dei piloti. Misurarne la bravura. Non c’è nessuna abilità in un’ala mobile che ti fa andare più veloce mentre chi ti precede non può difendersi. Diverso col bagnato: se uno è bravo è bravo».

 

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