- Gian Carlo Minardi –
Errori dei piloti: vedi Magnussen. Errori di strategia: vedi i pasticci Ferrari al muretto che hanno fermato in Q1 Kimi. Errori di affidabilità: vedi il fuoco sulla Mercedes di Hamilton. E, per non farsi mancare nulla, pure i dispetti di Giove Pluvio con la pioggia in Q3. Questo è stato il sabato di pole all’Hungaroring, un insieme di imperfezioni e imprevisti che ha meravigliosamente movimentato gli ultimi cinque minuti delle qualifiche. In pochi attimi, infatti, il susseguirsi di giri veloci ha riconfermato una strepitosa Mercedes che, con Rosberg, ha fissato un crono di 1’22”715 ormai vicino a quelli che le F1 realizzavano un anno fa. Subito dietro ecco uno scatenato Vettel, un riconfermato Bottas e un Ricciardo che nell’ultimo giro ha superato un tenace Alonso. Il ferrarista, pur migliorando giro dopo giro, con un 1’23”909 non ha potuto fare meglio di un 5° posto.

Quanto al Gran premio, è stato spettacolare per merito di tanti colpi di scena, ma l’elemento decisivo e condizionante è stato il meteo. L’acquazzone poco prima del via ha infatti abbondantemente bagnato la pista e costretto tutti i Team a partire con le Rain intermedie. Le due Safety car intervenute a seguito di incidenti causati da errori di guida sull’asfalto viscido hanno poi alterato i valori in pista. Da qui ecco le strategie messe in campo dai Team: in casa Mercedes scelte diverse per i due piloti; strategia aggressiva e rischiosa in casa Ferrari; incomprensibili, infine, le decisioni del muretto Williams. Scelta perfetta, invece, in casa Red Bull, per la vettura di Ricciardo. Daniel ha approfittato con un tempismo eccezionale del richiamo del muretto, entrando subito ai box non appena uscita la prima Safety car, potendo così sfruttare il fatto che le prime quattro vetture in testa erano già transitate davanti all’entrata box.

Capitolo Fernando. Grande lo spagnolo. Un fenomeno che ha saputo lottare e portare a termine 30 giri con le gomme soft nell’ultimo stint, ottenendo un risultato eccezionale per la squadra e dimostrando ancora una volta che è lui il numero uno.

Riflessione a parte merita invece il festival di errori da nervosismo. Ne cito alcuni. Vettel per primo: solo la fortuna gli ha permesso di tagliare il traguardo, nonostante avesse toccato leggermente le barriere sul rettilineo dei box. Il muretto Mercedes, che, a mio parere, ha sbagliato le strategie e, comunque, ritardato troppo l’ultimo pit stop di Rosberg. La Williams che, inspiegabilmente, ha montato le gomme medie su tutte e due le vetture, compromettendo di fatto le prestazioni dei piloti. Eppure si sapeva che tra gomma soft e media c’era più di un secondo al giro di differenza prestazionale.

Comunque, ciò che più importa, è che questa F1 ci stia sempre più mostrando un volto appassionante con bellissimi sorpassi, gare tirate fino all’ultimo giro e prestazioni in crescendo che ci fanno dimenticare tutte le critiche che a inizio anno erano circolate su questo Campionato.

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