Questo è il mio articolo uscito stamane su il Giornale.

PARLIAMONE

A Cesare ciò che è di Cesare, anche se non è Cesare e si chiama Marco, Marco Mattiacci.
La Ferrari e Raikkonen concludono la prima quattro giorni di test in vetta con il miglior tempo assoluto, 1.20.841, e nel box di rosso vestito e a Maranello e un po’ in quest’Italia rampante e trepidante non si fa certo festa perché le sberle passate sono state troppe, però si tira un piccolo sospiro di sollievo. Perché il Cavallino non vola ma è riemerso dal mare di melma in cui rischiava di annegare. La SF15T sembra andare, Vettel anche, persino Kimi pare andare. «Abbiamo guardato solo a noi stessi, alle prestazioni prefissate, non certo agli altri» impugnano gli idranti anti entusiasmo gli uomini Ferrari. Però è dura spegnere l’ottimismo. Le due Rosse sempre davanti, Vettel primo di domenica e lunedì, Nasr su Sauber-Ferrari primo martedì davanti a Raikkonen «però la Sauber era in configurazione pole» precisano dal box rampante con malcelato orgoglio, e infine e soprattutto il finlandese primo ieri (1”2 sulla Sauber di Ericsson, 1”3 su Hamilton). Certo, poi ascolti il campione del mondo dire riposato e fresco come una rosa dopo 117 giri quanto sia «incredibile l’affidabilità della Mercedes e non mi sembra sia peggiorata in nulla rispetto al 2014…» e un poco vien male. Però poi ci corre in soccorso il vice presidente non esecutivo della Casa uber alles, Niki Lauda, che aggiunge «sono sorpreso dalla Ferrari» e un po’ scherzando e un po’ no – in fondo lo indossa sempre – butta lì: «L’altro giorno nei box ho messo apposta il mio cappellino rosso per spronare e motivare i miei ragazzi… perché la Rossa, avanti così, potrebbe rivelarsi il nostro principale avversario».
In quell’«avanti così» c’è tutto e niente. C’è il futuro della Rossa o il disastro a tinte rosse. Si vedrà. Intanto si vede benissimo che un atto formale sarebbe sacrosanto: dare a Cesare, che poi è Marco, quel che è di Cesare. E, dunque, forza Ferrari, forza neo presidente Marchionne, forza neo team principal Arrivabene, ditelo, ammettetelo, almeno pensatelo e date a Marco Mattiacci, l’ex capo ferrarista fatto fuori all’improvviso a fine stagione, quel che è di Cesare. Perché Alonso via quando cincischiava «resto o non resto» è decisione sua e il risultato già si vede con Seb e Kimi che se la intendono e amano una macchina simile nell’assetto; perché l’ingaggio di Vettel è opera sua; perché questa macchina ha finalmente un solo capo progetto e si chiama James Allison ingaggiato (va ricordato) da Domenicali e valorizzato da Mattiacci. E perché decine di nuovi tecnici acchiappati durante la campagna estate-autunno (vedi Thomas Cepe e Ben Ferrey ex Red Bull o l’ex Mercedes Wolf Zimmermann solo per citarne alcuni) sono conseguenza della strategia adottata da Mattiacci prima col via libera di Montezemolo e poi di Marchionne. E questo nonostante a Natale l’ad FCA e presidente Ferrari avesse commentato su Mattiacci e il recente passato «siamo in grosso ritardo con la macchina del 2015 per scelte strategiche fatte da altre persone e che io non condivido…», o lo stesso Arrivabene, alla vigilia di Jerez, avesse sottolineato «ci siamo trovati in un certo tipo di situazione, la macchina non si costruisce in tre secondi, c’era già…».
Fatto sta ora Raikkonen dice «bel salto in avanti, questa monoposto è decisamente migliore», ora Allison dice «visto com’è andata possiamo essere contenti, perché siamo partiti col piede giusto» e ora Arrivabene dice «riscontri incoraggianti e adesso il mio interesse è rivolto a Parigi, dove nella riunione di domani (oggi, ndr ) si deciderà quale sarà il futuro di questo sport (regolamenti e passaggio a motori V8 biturbo nel 2017, ndr )». Intanto, però, suvvia… diamo a Cesare ciò che è di Cesare. Che poi è Marco.

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