Sopra, ecco il titolo del servizio che avevo curato per il  Giornale giovedì 5 febbraio, all’indomani della conclusione della prima sessione dei test F1 a Jerez.

Quei test che come tutti sappiamo la  Ferrari aveva affrontato con un discreto quantitativo di sacrosante preoccupazioni , ma anche dopo un vistoso e preventivo ed esoso ed esagerato e ripetitivo scaricabarile di responsabilità. Proprio una di quelle cose provinciali e da italietta che dovrebbero piacere pochissimo a un manager iper internazionale come Marchionne.

Eppure era successo.

In dicembre, sia il presidente sia il team principal Arrivabene avevano a più riprese sottolineato di ereditare una situazione disastrosa e che quella macchina sarebbe stata di altri, non la loro.

Per cui, visto che la macchina di altri aveva preso a a volare a Jerez, mi era sembrato giusto riconoscere i meriti di altri.

Cioè di Domenicali trombato perché reo  di aver fatto le cose troppo lentamente. E di  Mattiacci trombato perché reo di averle fatte troppo velocemente.

Meriti non ascrivibili, al momento, alla nuova gestione. Anche perché mi risulta che  in 9 settimane e mezzo si facciano certi film ma non certe macchine di F1.

Bastava dare – come ho scritto – a Cesare, che poi era Marco (nel senso di Mattiacci), quel briciolo di cose che erano di Cesare.

Ovvero riconoscere quanto fatto per raddrizzare in emergenza la situazione. O il lavoro sporco e scivoloso che gli era toccato per cacciare Alonso. O riconoscere che ad aver scelto in mezzo alla nebbia Allison era stato Domenicali, che a dare tutto il potere ad Allison era stato Mattiacci e che, ovviamente, perché non siamo dei pincopalla, se Simone Resta al telaio o Mattia Binotto ai motori sono stati promossi capi è perché Allison ha detto sì che si può fare. E Allison è uomo degli altri due.

Nel riconoscere tutto questo avrebbero assunto enorme valore le parole che Arrivabene, ai test di Barcellona, alla sua prima uscita sul campo,  ha giustamente dedicato al proprio contributo. Per esempio, quando parla di come ha saputo ricreare armonia in fabbrica, di come non ci siano più correnti che vanno in direzioni diverse, di come adesso si remi tutti verso un unico obiettivo. Parole e risultati, questi, di cui non ho motivo di dubitare. Ci sta che in nove settimane e mezzo il nuovo team principal abbia trovato il modo giusto per ricreare l’armonia e l’unità d’intenti magari perse nel fallimento di inizio stagione di Domenicali e nella rivoluzione a cui era stato costretto Mattiacci.

INVECE NIENTE.

A Barcellona ha piuttosto detto di voler mettere i puntini sulle “i”, ha detto:  “Ho letto che questa macchina è di Mattiacci. Senza polemiche, non è che se l’auto a Jerez fosse andata meno bene allora era di Arrivabene e Marchionne…”.

Ecco il video di Sky a supporto

incorporato da Embedded Video

MA NO!

MA DAI!

Perché alludere a questo? Perché ventilare addirittura una qualche forma di malafede?

Per di più rivolgendosi a un giornale che sostiene proprio Marchionne per quanto sta facendo a livello industriale e  sindacale.

PERO’,

SI’

DAI…

Forse, a ben pensarci, quello di Arrivabene era un complimento.

All’indipendenza di giudizio.

 

PS:

Last but not least,

l’illuminante post pubblicato dal collega Marco Mensurati sul blog di Repubblica Grip.

Scudisciate a raffica che ovviamente sottoscrivo in toto.

 

 

 

 

 

 

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