hamilton-pitincidenteAveva la gara in pugno il povero Lewis, poi il box ha deciso di rifilargli un pugno in faccia, facendolo rientrare per un secondo, inutile, pit stop. Era il giro 65, c’era la safety car per il botto miracoloso di baby Verstappen avvenuto quando  mancavano 14 giri alla bandiera a scacchi.  Lewis aveva la gara in pugno, un attimo dopo non aveva più niente.

Qui a Montecarlo sono andate in scena le comiche. Altro modo per descrivere la corsa non c’è. Gara ipotecata dalla prima curva, davanti le due Mercedes a fare quel che volevano e dietro il resto del mondo capitanato dalla Ferrari di Vettel.  Gran premio di una noia mortale, la Ferrari buonina, le Mercedes stellari. Punto. Poi la decisione scellerata di un secondo pit su gomme super morbide e il rientro di Lewis dietro a Rosberg e Vettel già in trenino.

Errore molto uber alles, da arroganza, errore a cui seguirà un mea culpa del team forse tratto in inganno dalla prima virtual safety car , “colpa nostra se Lewis non ha vinto” diranno. Errore che fa felice la Ferrari che azzanna dietro a Rosberg un secondo posto alla sua portata nei tempi ma non nei fatti visto che qui non si passa. Errore che deve però far aprire gli occhi. Perché gli uomini veri di una volta, quelli che abitavano la F1 di un tempo, si sarebbero rifiutati di rientrare per un pit inutile. Errore che deve far pensare perché anche ieri per 4/5 è stato un Gp noioso. Poi è arrivato lo show. Uno  spettacolo però  eterodiretto: cioè che dipende sempre da fattori esterni, mai o quasi mai dai piloti. Fattori esterni che a volte si chiamano strategie azzeccate e altre decisioni scellerate come oggi. Peggio: altre volte i fattori esterni si chiamano gomme o carburante…

Se non altro il popolo di rosso vestito può far festa per il secondo posto di Seb.

PS: qualcuno potrebbe dire che però Verstappen ha regalato adrenalina e spettacolo e sorpassi. No, non è vero. Il modo in cui ha scelleratamente tamponato Grosjean e rischiato la pelle è la bravata incosciente di un 17enne qual è. E poi credeva di essere alla playstation.

 

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