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La mia è una riflessione figlia di due mondi.

Quello della F1 e quello della moto.

In Bahrein tensione e adrenalina non c’erano neppure quando Bottas ed Hamilton si sono toccati alla prima curva.

In Argentina la tensione era invece palpabile anche con le moto ferme, semplicemente osservando gli sguardi dei piloti in griglia.

Certo, tutto questo è l’eredità dei veleni e sgarbi 2015 fra Rossi-Marquez e Lorenzo. Ma non solo. Anche senza le loro reciproche dichiarazioni di guerra, la moto è infatti uno sport che ha conservato l’essenza della sfida fra cavalieri del rischio.

La F1 l’ha invece tutta persa.

Buttata via fra muretti, strategie e comunicazioni radio e tecnici che parlano e dicono al pilotino che cosa fare e quale pulsante schiacciare e quando rientrare.

Sono tutti fattori esogeni che contaminano la corsa e l’istinto del pilota.

La prova del 9 è stata offerta proprio dal motomondo. In Argentina, causa gomme Michelin di burro che non si sapeva se avrebbero retto  l’intera durata della gara si è optato per il pit stop con cambio moto.

Risultato, prima del cambio moto duello meraviglioso Marquez-Rossi, dopo addio duello. Piloti lontani e poi sempre più lontani.

Qualcosa nella seconda moto di Rossi non deve aver funzionato come sulla prima, ma resta il fatto che qualcosa nel pathos, nell’adrenalina del duello curva dopo curva si era comunque spezzato.

In F1 qualcosa viene invece spezzato sempre, almeno un paio di volte a Gp.

Ma tant’è:

il suicidio dei ducatisti ha comunque regalato al Vale il secondo posto dietro Marc.

 

Quanto a Rosberg primo e Kimi secondo, Hamilton terzo e Vettel fermo… bah! Credo sarà altro anno stile 2015. Purtroppo.

Qualche successo di tappa, ma niente trionfo finale!

 

 

 

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