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- Antonio Scarsella – 

Sono sprofondato nella più immensa delusione della mia vita. E pensare che fino a qualche anno fa

preferivo la F1 al calcio anche perché tifoso interista quindi potete immaginare la situazione.

Passano gli anni e purtroppo andiamo sempre più giù. La Ferrari delle ultime stagioni assomiglia sempre più

a una squadra di calcio: va male una gara, si cambia tutto e cosi si buttano anni di esperienza. In più, così facendo, va a finire che si rispecchia fedelmente la situazione economica e sociale di quest’Italia che vive nell’incertezza più assoluta.

Bisogna trattenere i nostri cervelloni e non farli andare via, all’estero, o verso altre squadre.

Per poter di nuovo innamorarsi della Ferrari e di conseguenza della F1 è necessario ritornare al vecchio, prima però togliamo

l’Ecclestone di turno e mettiamo più persone a gestire tutto il mondo della F1. Non solo: togliamo i pit-stop inutili fatti solo per il divertimento e salviamo gli altri, quelli necessari; togliamo i collegamenti via radio tra pilota e box e rimettiamo i cartelloni. E poi: prove libere durante i mesi di sosta anche per facilitare lo sviluppo di nuovo tecnologie sulle normali autovetture ma

soprattutto riportiamo la F1 nelle case di tutti gli Italiani togliendola alle tv a pagamento. La Ferrari è un credo Nazionale. Non è solo di

quelle persone che possono permettersi un abbonamento molto oneroso.

Scusatemi per lo sfogo, ma arrivare a 60 anni, di cui 45 passati a tifare la Ferrari, anche se vivo all’Aquila, e vedere la nostra scuderia

ridotta in questo modo fa male.

 

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