È il mondiale delle molte contraddizioni e di qualche rivincita quello al via domenica a Melbourne. Il mondiale degli americani che si spera faranno meglio ma di cui si temono le americanate, il mondiale del dopo Ecclestone che non se ne poteva più e però c’è già chi lo rimpiange, il mondiale del ritorno alle gomme grandi anche se con le piccole era più sicuro. Ed è l’ultimo mondiale a disposizione di Vettel per dimostrare di saper vincere titoli senza guidare una Red Bull, però è anche il mondiale di un Hamilton meno glamour rispetto al 2016 perché sennò i campionati va a finire che li perde, come Rosberg gli ha insegnato. E,  ovviamente e soprattutto, è il mondiale della Ferrari vogliosa di resuscitare per onorare nel modo migliori i dieci anni dall’ultimo titolo vinto.

Dopo di che, è pure il mondiale delle sorprese. Perché dopo le due sessioni di test collettivi in quel di Barcellona , si è compreso che le vetturette corrono quattro secondi più rapide, che le gomme si consumano meno, che le velocità di punta sono diminuite ma sono aumentate quelle di percorrenza in curva, che i pericoli sono molti di più perché i circuiti sono gli stessi di quattro secondi fa e per di più adesso ci corre Lance Stroll, che la Fia non ci ha capito una cippa alla voce consumi e pneumatici extralarge e i 5 kg di carburante in più concessi paiono pochini e che, forse, è solo e proprio questo a inquietare una Mercedes altrimenti noninquietabile.

E la Ferrari?

Sembra resuscitata. La cura tecnica che ha sostituito pastasciutta al classico fish & Chips d’Oltremanica pare aver fruttato. Via il tocco inglese di dt James Allison (subito acchiappato dalla Mercedes il che fa pensare che proprio bollito non fosse) e pieni potere a un ottimo e italico tecnico, Mattia Binotto. Dall’estate scorsa ha preso in mano l’intero reparto tecnico, organizzandolo in modo orizzontale come vuole Marchionne così che circolassero meglio le idee e soprattutto che a Marchionne stesso arrivassero le informazioni giuste. A Natale, il patron aveva infatti spiegato che una delle ragioni per cui a inizio 2016 si era sbilanciato in proclami iridati era riconducibile alla poca chiarezza e all’eccessivo ottimismo delle informazioni ricevuta dall’ex dt inglese. Giustificazione che giustifica solo in parte la passata baldanza presidenziale.

Comunque, ora, va agli atti che la Mercedes , oltre  ad aver vinto 51 dei 59 gp dell’era ibrida, oltre ad aver conquistato tre titoli di fila, oltre ad avere Hamilton nel team, adesso è molto più ottimista perché ci lavora dt Allison. Occhio Ferrari!

 

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