Nella scuola il tema dell’immigrazione e dell’approvazione dello Ius Soli sembra particolarmente sentito, con diversi esponenti dell’istruzione in prima fila per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema con vari appelli.

In realtà sembra davvero facile per questo mondo prendere simili licenze. Nel comodo riparo offerto dal posto statale raramente si vivono le penurie che i lavoratori esposti alla temperie di un mercato privato sempre più difficile devono vivere, anche a causa di una immigrazione incontrollata.

Con un piacevole sforzo di immaginazione, sarebbe bello vedere professori così umani ed accoglienti dover competere al ribasso con manovalanza proveniente da altri continenti per veder salvo il proprio posto di lavoro. Sarebbe bello veder strappati dall’ovattato alveo di sicurezza i cantori del mondo globale, piuttosto bravi a fare i liberisti di sinistra lasciando però in trincea gli altri, godendosi spesso lo spettacolo da una comoda torre d’avorio.

Sarebbe bello vederli coinvolti, almeno una volta nella vita, nella spirale dell’abbassamento dei salari, dell’esercito industriale di riserva, vederli a mettersi in concorrenza con tanti giovani provenienti dall’Asia e dall’Africa anche su base economica, così come purtroppo avviene in moltissime professioni private nell’ambito dell’agricoltura, della ristorazione e della cantieristica, mondi spesso lontanissimi dalle pontificazioni degli aedi dell’accoglienza con onere altrui.

Per una volta, sarebbe bello vedere queste persone assumersi qualche responsabilità e finalmente essere soggette ad un meccanismo di causa-effetto, come si fa nel libero mercato.

Si fanno entrare lavoratori disposti ad essere pagati meno e con minori tutele? Bene, per una volta sarebbe interessante vederli entrare in massa anche nel mondo dell’istruzione, per godersi lo spettacolo dei nostri docenti accoglienti costretti (come tanti altri lavoratori lo sono stati) a vivere di uno stipendio abbassato, con meno giorni liberi, meno tutele, meno tempo per troppi bizantinismi. Chissà perché, è facile credere che questa estrema licenza di predica verrebbe progressivamente meno.

Siamo pure sicuri che nell’ingente quantità di migranti provenienti dalle aree più sfortunate del mondo, troveremmo pure qualche persona pure più abile nello svolgere la professione di tanti facili maestri che oggi i giovani si devono sorbire a scuola. Nel tutto, avremmo pure la goduria di poter dire che questi giovani virgulti provenienti da altre nazioni fanno i maestri come gli italiani non vogliono più fare, così come spesso ci hanno costretto ad ascoltare dai peggiori pulpiti del politicamente corretto.

Di una cosa siamo sicuri: sicuramente questi giovani e nuovi professori migranti sarebbero più provati dalla competizione, dalle storture e dalle brutture di quel mondo senza frontiere e senza regole che in molte aule scolastiche ci viene dipinto come il nuovo paradiso delle menti aperte rispetto a chi spesso sa solamente predicarlo, ma mai viverlo sulla propria pelle.

Menti aperte, beninteso, capaci di dare il meglio, a quanto sembra, in corridoi all’odore di chiuso culturale e di perenne protezione economica.

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