Sette punti. Quando va bene sei o cinque. È la forbice di share che separa i vecchi dai nuovi, scalpitanti conduttori di talk show e sedicenti approfondimenti giornalistici. I vecchi sono sostanzialmente tre: Michele Santoro, Bruno Vespa, Enrico Mentana, Milena Gabanelli. Un pezzo di storia dell’informazione tv. I nuovi sono la carica dei quarantenni: Luca Telese, Gianluigi Paragone, Giuseppe Cruciani e David Parenzo, Nicola Porro , Corrado Formigli, Salvo Sottile. Hai voglia a spodestare la leadership della generazione dei cinquanta/sessantenni. E anche a prenderne l’eredità. Ha scritto sul Foglio Barbara Palombelli che c’è una differenza notevole tra i giovani “conduttori azzannamicrofoni” e il Michle Santoro che quando esordì aveva l’umiltà di studiare, chiedere, imparare. La nuova lèva cerca subito il posto al sole. Ma finora è rimasta nel cono d’ombra degli ascolti. Certo, diamole ancora del tempo. Ma intanto un primo, provvisorio, bilancio si può fare. In una recente intervista il conduttore di Servizio pubblico ha paragonato il match tra Telese, nuovo titolare di Matrix e Vespa ad un incontro di calcio tra Battipagliese e Inter. Sprezzante anche troppo, non c’è che dire. Ma anche il confronto con il Matrix del fondatore Enrico Mentana non giova a Telese. Il distacco in termini di ascolti si aggira tra i quattro e i cinque punti. A volte anche di più. La stessa cosa bisogna dire del confronto a distanza tra Piazza pulita di Formigli e Servizio pubblico (anche ieri sera sopra l’11 per cento, terzo programma assoluto della serata dietro alla fiction di Raiuno e un film sempreverde di Canale 5). Si potrebbe continuare con altri raffronti, ma la riflessione muterebbe di poco. Forse solo in un caso la forbice negli ascolti tra il programma originario e la nuova versione si era ridotta. Ed era tra Quarto grado di Salvo Sottile e Chi l’ha visto di Federica Sciarelli. Ma poi Sottile ha voluto migrare a La7 e ora il pubblico sembra fare come i passeggeri in attesa del treno in arrivo: si allontanano dalla Linea gialla.
Scherzi a parte, probabilmente la differenza sta tutta in un fatto di formazione, di cultura e infine di carisma. La generazione dei Vespa e Santoro si è formata negli anni ’60 e ’70. Quella di Telese e Paragone nei due decenni successivi. Infine, c’è un altro fattore tutt’altro che secondario. Secondo una ricerca effettuata dal Centro studi Barometro nel mese di settembre sui talk show settimanali e di prima serata la media di età dei telespettatori è tra i 59 e i 62 anni (Porta a Porta 59, Ballarò 61, Otto e mezzo 62, per citarne alcuni). Leggermente più giovane, 52 anni, la media del pubblico di Matrix. Insomma, l’età e di conseguenza il linguaggio, incidono parecchio nei risultati di un talk show. Quando, per commentare il flop di Radio Belva, David Parenzo dice che è stata “una trasmissione troppo wasabi e poco sushi” a chi si rivolge?

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