Stamattina ho letto una dopo l’altra la cronaca della polemica tra Renato Brunetta e Luigi Gubitosi a proposito dei compensi alle star della Rai, Fabio Fazio in testa, e l’autocritica di Vittorio Sgarbi sulla molto discutibile esibizione di una settimana fa a Radio Belva. Le due faccende hanno continuato a frullarmi nella testa insieme per un po’. Finché a un certo punto ho capito che una qualche relazione ce l’hanno. Ma ci arrivo tra un attimo. Con la sua offensiva sulla trasparenza dei cachet percepiti dai conduttori della Rai, servizio pubblico e dunque in buona parte finanziato dal canone, il capogruppo del Pdl alla Camera ha messo a segno un colpo che fa sensazione. A seguire è stato stoppato il contratto ormai prossimo alla firma tra la Rai e Maurizio Crozza. E rimesso in discussione quello con Roberto Benigni. Gli argomenti sono semplici, quasi da sinistra qualunquista: in tempo di crisi, quando tutti tiriamo cinghia, è giusto che i divi della tv prendano compensi da capogiro? Un coro di no si è levato dovunque, dai bar ai tram ai saloni dei barbieri di provincia. Lascia stare che poi, Fazio e soci fanno guadagnare l’azienda per cui lavorano. Queste sono quasi sottigliezze. Lo scandalo principale sta nelle cifre a sei zeri.
Dall’altra parte, troppo simpatico Sgarbi. Nella sua rubrica sul Giornale di oggi si chiede: “Com’è un coccodrillo che piange?”. Il critico d’arte nonché politico al fulmicotone dice che Radio Belva ha chiuso perché gli ascolti erano troppo bassi. E, nell’occasione, ricorda anche il flop della sua Ci tocca anche Sgarbi di un anno e mezzo fa, anch’essa serrata dopo il 9 per cento d’esordio. Alla fine, velatamente ma non troppo, si propone per un programma in coppia con Alba Parietti. Con Cruciani e Parenzo in studio con le cuffie a riprodurre la formula della Zanzara. La chiusura, quantomeno temporanea, di Radio Belva è l’ennesimo incidente sulla strada dei flop della destra televisiva. L’elenco sarebbe lunghissimo. Da anni Mediaset e non solo sono alla ricerca di un conduttore in grado di proporre un talk show che rappresenti e soddisfi il pubblico chiamiamolo moderato. Senza riuscirci. Da Marco Taradash a Alessandro Banfi, da Alessio Vinci al già citato Vittorio Sgarbi. La ricerca del famigerato Santoro di destra non ha ancora sortito risultati apprezzabili. Ecco allora la relazione tra i due fatti: la destra è efficace quando deve contestare e ostacolare la televisione degli altri. Lo abbiamo visto negli anni con Santoro, la Annunziata, la Dandini e via elencando. Ora Brunetta è il mastino della situazione. Ma quella stessa destra si dimostra ben più… maldestra quando deve produrre televisione in proprio. Appena ne ha l’occasione, la spreca. La abortisce. Se la gioca male. È un fatto di cultura? Di formazione? La mentalità reazionaria è dura a morire? Forse tutte queste cose insieme. Il dibattito è aperto.

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