Mentre noi, giornalisti colti e eruditi, c’interroghiamo sull’ortodossia di papa Francesco, il suo account su Twitter (@Pontifex) ha superato dieci milioni di follower. Oltre quattro milioni in lingua spagnola, 3 milioni 130 mila in inglese e un milione 249 mila in italiano. “Cari Follower, ho saputo che siete più di dieci milioni ormai! Vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a pregare per me”, ha postato Bergoglio. Il quale, grazie a Dio, riesce a dribblare i filtri perché non ha bisogno di traduttori del suo pensiero. Non ha bisogno degli iteologi (ideologi della teologia). Né vecchi né nuovi. Né atei-devoti, né non credenti-curiosi, che si esercitano sul Foglio o Repubblica. O nel salotto di Che tempo che fa. Né FerraraScalfari, insomma. Perché, come a suo modo testimonia il sèguito su Twitter, il Papa ha un solido e vivace filo diretto con i fedeli, anche quelli più moderni e smaliziati che frequentano il web.
L’account, voluto da Benedetto XVI, era stato inaugurato il 12 dicembre scorso in otto lingue, alle quali è stato successivamente aggiunto il latino. Il 28 febbraio, giorno della fine del pontificato di Ratzinger, erano stati raggiunti circa 3 milioni di follower. Terminata la sede vacante @Pontifex è stato riaperto il 17 marzo, cinque giorni dopo l’elezione di papa Francesco. Interessante il fenomeno del re-tweetting: i tweet del Papa vengono “retweettati”, cioè rilanciati dai suoi “amici” e in questo modo, secondo un calcolo per difetto di monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, più di 60 milioni di persone ricevono i tweet del Papa. Francesco twitta sobriamente, meno di un post al giorno, condensando nei 140 caratteri riflessioni legate alle letture o agli avvenimenti di attualità. Qualche esempio. “Essere cristiani vuol dire rinunciare a noi stessi, prendere la croce e portarla con Gesù. Non c’è altro cammino” (25 ottobre). “Seguire Gesù vuol dire metterlo al primo posto, spogliarci delle tante cose che soffocano il nostro cuore” (19 ottobre). Francesco interroga i suoi “seguaci” anche con domande scomode. Tipo: “Ci sono tanti bisognosi nel mondo d’oggi. Sono chiuso nelle mie cose, o mi accorgo di chi ha bisogno di aiuto?”. Ottenendone notevole attenzione se è vero che questo cinguettio del 17 settembre è tra i più rilanciati (985 retweet e 743 preferiti). Tra i più cliccati il semplicissimo “Pregate per la pace!” del 7 settembre che rimanda alla pagina Facebook delle news vaticane (2240 retweet e 1181 preferiti). Avrà buon gioco chi sostiene che Francesco è soprattutto un “fenomeno mediatico”. Certamente, è un Papa che sa come e cosa comunicare. E il popolo se ne accorge, frequenti i social network o piazza San Pietro. Domenica c’erano oltre duecentomila fedeli ad ascoltare l’Angelus. E mercoledì scorso, un qualsiasi giorno feriale, erano centomila per l’udienza settimanale. Qualcosa di vero e profondo continua a succedere sotto i nostri occhi. Ma noi osservatori colti, noi addetti ai lavori, prigionieri della nostra autoreferenzialità, continuiamo a chiederci se Bergoglio abbia un’impostazione dottrinaria ortodossa o superficiale, se sia un razionalista o un mistico sentimentale, se sia conservatore o progressista. Insomma, banalmente, se sia di destra o di sinistra. Brutta storia quando la testimonianza di un Papa, suscitata dallo Spirito, finisce ostaggio del narcisismo e della superbia di giornalisti pur importanti. Teodem o teocon, alla fine poco cambia.

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