Straordinaria intervista di Antonio Ricci al Corriere della Sera, la seconda in un mese dopo quella concessa a La Stampa. Ormai il padre di Striscia la notizia è un venerato maestro e parla come un padre della patria. Non a caso squarcia angoli rimossi dell’Italia che fu. Gli anni ’60 e ’70, Italia Uno che, a insaputa di Berlusconi, “era già la prima rete di sinsitra”, Albenga e la presa per i fondelli dei piemontesi in vacanza, gli aerei che lanciavano sulle spiagge “i paracadutini con gli omaggi tipo lo shampoo”, le balere che “occupavano i sotterranei di due teatri”, le bocciofile dell’entroterra ligure. Il filo conduttore è “Tony, Beppe e Pippo”, che sono lui, Grillo e Baudo: quando tutto nacque in un teatrino della Bullona, a Milano. E poi la scalata al cielo della tv e della politica. Meraviglioso.
Anche stavolta, però, come nell’intervista a La Stampa, Ricci ripete poco paternamente il suo mantra sprezzante per la patria che gli ha riconosciuto il meritato successo. Ovvero: “Siamo un Paese ipocrita, mafioso e cattolico che per pigrizia attende il Pupazzo della Provvidenza per risolvere i problemi”. Come il Gabibbo?

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