Quella concessa a Andrea Tornielli, vaticanista della Stampa, è la terza intervista in pochi mesi di Papa Francesco. Prima ci fu il lungo dialogo con padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà cattolica (settembre). Poi venne l’incontro con Eugenio Scalfari, che il fondatore di Repubblica trasformò in una conversazione pubblica sul quotidiano (1 ottobre). Infine l’intervista a Tornielli, che è stato a lungo la firma di questioni vaticane del Giornale (15 dicembre) http://www.lastampa.it/2013/12/15/esteri/vatican-insider/it/mai-avere-paura-della-tenerezza-1vmuRIcbjQlD5BzTsnVuvK/pagina.html Certamente siamo di fronte a una precisa strategia. Da cardinale e arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio era piuttosto restio a parlare con i media. Ora, da vescovo di Roma, appare più incline a dialogare soprattutto con i giornali, mentre si dimostra più guardingo nei confronti della televisione. Per esempio, ha fatto sapere di non gradire la realizzazione di una fiction sulla sua giovinezza e sull’Argentina di Perón. Vedi Corriere della Sera. Cioè, sembra di poter dire che non vuole che la sua persona e la sua vita siano troppo enfatizzate.
Più interessante, invece, il dialogo intrapreso con alcuni giornali laici e che sembra far parte di quella che potremmo chiamare pastorale dei media. Sull’intervista a Scalfari si è già scritto molto, anche su questo blog oltre che su Gente del nord di Stefano Filippi http://blog.ilgiornale.it/filippi/2013/11/22/scalfari-e-il-papa-unintervista-creativa/. È stata probabilmente una forma di imprudenza trasformare in dialogo pubblico una conversazione privata. Semmai ciò sarebbe potuto accadere dopo una revisione delle risposte date dal Papa al giornalista. Ma così non è stato, come aveva confermato qualche giorno dopo il portavoce vaticano padre Federico Lombardi: “Non mi risulta che il testo dell’intervista del Papa a Repubblica sia stato rivisto”. Qualche settimana dopo il testo dell’intervista era stato tolto dal sito ufficiale del Vaticano mettendo fine agli equivoci. Attendibile nel senso generale, “ma non nelle singole formulazioni virgolettate”, aveva precisato padre Lombardi.
Rivisto e vidimato, invece, è il testo del colloquio con il giornalista della Stampa, intitolato “Mai avere paura della tenerezza”, nel quale il Papa parla del Natale come “incontro con Gesù” e interviene su tanti argomenti: dall’unità dei cristiani, alle critiche di alcuni credenti americani, alla questione dei sacramenti ai divorziati risposati, alla curia. Qual è o quale può essere dunque la “pastorale dei media” di papa Bergoglio? Nella Evangelii gaudium da poco pubblicata, Francesco ribadisce con forza la vocazione missionaria della Chiesa. Sottolinea che i cristiani devono aprirsi perché l’annuncio dev’essere rivolto a tutti. “È vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni. La gioia del vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno”. La Chiesa, scrive ancora Francesco nell’Esortazione apostolica, deve saper “prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi”. Qualche osservatore critico e magari un tantino superficiale potrebbe sbrigare tutta la faccenda con il solito aggettivo che malcela un’accusa: Francesco è un fenomeno mediatico. Invece! Io credo che parlare con i giornali laici, con i quotidiani rivolti a lettori in buona parte non credenti, faccia parte di questa strategia dell’annuncio. Un annuncio che vuole essere universale. Come si addice alla massima autorità della Chiesa cattolica.

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