Era lì a Doha, dietro l’angolo e faccia a faccia, anzi scarpe a ciabatte com’è stato puntualmente documentato, con l’emiro del Qatar da convincere a comprare la nostra moribonda Alitalia. In missione per conto dell’economia italiana, di un suo assett storico come si dice nel gergo moderno. Dunque, concentrato su questioni teoricamente più stringenti. Teoricamente. Perché il premier Enrico Letta che all’estero rappresenta tutti gli italiani non ha resistito alla tentazione di correre in soccorso di Daria Bignardi, proprio lei. Sceicchi, emiri, titolari di conti correnti traboccanti petrodollari si saranno guardati interrogativi. Daria Bignardi chi? Un’amministratora delegata di Alitalia, una ministra o almeno una sottosegretaria all’Economia o allo Sviluppo industriale? Repentina e concitata ricerca negli archivi della Rete. Tutto vano, mistero irrisolto. Difficile supporre che quello lettiano sia stato un machiavellico stratagemma per distogliere l’attenzione dai conti di Alitalia e agevolare il buon esito della trattativa.
Comunque sia. A seguito della famigerata intervista barbarica a Alessandro Di Battista detto “Dibba”, ipotetico candidato premier Cinquestelle, in cui l’ineffabile Bignardi gli chiedeva conto del suo imbarazzo nell’avere un padre fascista e di cosa si dicesse a scuola quando lui era bambino e sempre quel padre si proclamava camerata, ecco, a seguito di tutto questo, Rocco Casalino, già concorrente del Grande Fratello condotto 14 anni orsono dalla stessa Bignardi, e ora responsabile della Comunicazione dell’M5S alla Camera, si era spinto a chiedere sul blog di Grillo come lei si sarebbe sentita se in un’intervista tv le fosse stato chiesto cosa si prova ad essere nuora di Adriano Sofri, condannato in via definitiva come mandante dell’omicidio Calabresi e, di conseguenza, come si sentirà a scuola, tra compagni curiosi, la sua bambina, nipote dello stesso. Bignardi ha scelto di non replicare, forse saggiamente, vista la situazione. Si è poi appreso che, durante i break pubblicitari, era lo stesso Luca Sofri, suo marito, a suggerirle alcune domande. E si è peraltro appreso, come ricorda Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di oggi (http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/marco-travaglio-sul-fatto-quotidiano-le-invasioni-barbaria-1784835/), che la stessa Bignardi è a sua volta figlia di padre fascista, come quasi tutti lo erano ai tempi del regime. Pur non volendo certo privare alcuno del diritto sacrosantissimo di esercitare la professione di giornalista ponendo domande, tuttavia per chiedere cosa si prova in quel dannato caso, Bignardi non avrebbe dovuto andare lontano. O almeno i suoi stessi ascendenti avrebbero potuto consigliarla a una quantità più modica di barbaricità dell’intervista. Ma tant’è.
Da Doha, dietro l’angolo, Enrico Letta ha trovato modo di correre in soccorso dell’invadente conduttrice e promulgare l’Editto arabo in sua difesa, facendo l’eco al presidente Napolitano (assai più pertinente nel replicare alle esternazioni grilline sul “boia”, i “pompini” e via delirando sulla Boldrini) stigmatizzando le “frasi folli” di Casalino come ultimo esempio di “barbaria senza fine”. Barbaria. Non ci sono più gli editti di una volta…

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