“Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto è una cosa semplicemente pratica”. Parole vergate di suo pugno da Benedetto XVI. Auguriamoci che tutte le illazioni e i dubbi siano fugati. E che l’orizzonte delle mura vaticane sia rasserenato. Anzi, più che l’orizzonte delle mura vaticane, i pensieri di certi osservatori, le strumentalizzazioni di certi prelati, le campagne di qualche intellettuali e di settori di movimenti ecclesiali inclini a contrapporre il magistero di Benedetto XVI a quello di papa Francesco. Chissà, per nostalgia di una Chiesa più militante. Per non rassegnarsi al magistero del nuovo Papa che si ritiene troppo propenso alla misericordia e a un “cristianesimo inclusivo” e non riconosce che “di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa” (Evangelii gaudium, & 47).
Nei giorni scorsi, in occasione dell’anniversario delle sue clamorose dimissioni, su alcuni organi di stampa e su alcuni blog erano comparse ricostruzioni che accreditavano pressioni e forzature su papa Benedetto, ipotizzando, fossero vere, l’invalidità delle dimissioni stesse. In tal modo si era giunti a parlare di una sorta di “diarchia” al comando della Chiesa cattolica. Nemmeno l’invito di papa Francesco al suo predecessore a presenziare al concistoro era bastato a riconoscere l’esplicita sintonia e corrispondenza di stima e sentimenti pastorali tra il Papa emerito e Sua Santità Francesco. Il fatto che Ratzinger aveva continuato a indossare l’abito bianco e mantenuto la propria residenza all’interno delle mura vaticane, per qualcuno voleva dire essere di fronte a una sorta di “Papa ombra”. Niente di più lontano dallo spirito e dal temperamento di Benedetto XVI.
In una lettera inviata a La Stampa, rispondendo ad alcune domande di Andrea Tornielli, Joseph Ratzinger ha chiarito una volta per tutte – si auspica – il mistero delle sue dimissioni. Ovvero: mistero non c’è. “Non c’è il minimo dubbio”, ha scritto il Papa emerito, “circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”.
Nella conversazione con il giornalista tedesco Peter Seewald (“Luce del mondo”, 2010), Ratzinger aveva detto che “se un Papa si rende conto con chiarezza che non è più capace, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi”. Dopo l’annuncio dell’11 febbraio 2013 (“Sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”) molte ricostruzioni collegarono il suo clamoroso gesto al clima prodotto dagli scandali di Vatileaks, ai complotti all’interno della Curia romana e alla fuga di documenti avvenuta con la complicità del maggiordomo Paolo Gabriele. Ma, lungi dall’abbandonare la nave durante la tempesta, Ratzinger, che pure aveva confidato da mesi ai suoi più stretti collaboratori l’intenzione di dimettersi, per farlo ha atteso che il processo a Gabriele e l’inchiesta dei tre cardinali fossero terminati. Quanto al mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto, nella missiva inviata a La Stampa, Ratzinger scrive che ciò è dovuto a “una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti. Del resto”, continua il Papa emerito, “porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa. Anche qui”, conclude, “si tratta di speculazioni senza il minimo fondamento”. Anche l’atteggiamento deferente tenuto durante il concistoro (la scelta di sedere tra i cardinali, l’essersi tolto lo zucchetto quando Francesco si è avvicinato a salutarlo) è una conferma della “sottomissione” di Benedetto a Francesco. Atteggiamento ribadito in una lettera di Ratzinger e rivelata qualche giorno fa da Hans Küng in cui il Papa emerito scriveva: “Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera”. Parole che, rispondendo a La Stampa, Ratzinger ha confermato in toto.
Credo che il tempo dei dubbi e delle illazioni dovrebbe essere davvero finito.

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