Grillo che va da Vespa è come Che Guevara che balla all’Hollywood. Come Giovanardi che va ai concerti dei Village People”. Chi l’ha detto? Renato Brunetta, Checco Zalone o Massimo Cacciari? Nessuno dei tre. L’ha detto, con la sua aria sardonica, Maurizio Crozza durante l’ultimo Paese delle meraviglie su La7 (9,19 per cento di share). Del resto, cosa c’è di più “meraviglioso”, di stupefacente e mirabolante, dello Sciamano pentastellato, insultatore seriale della televisione, della Rai, dei conduttori di talk show, che va a sedersi sulle poltroncine bianche di Porta a Porta? Nulla, davvero. Però, anche se ne abbiamo viste tante e niente dovrebbe più sorprenderci, un margine d’incredulità persiste. Ma tant’è. Qui quello che interessa è la critica frontale di Crozza al suo vecchio amico, vicino di casa, maestro di comicità e ribellismo antisistema. Quoque tu, Maurizio? Ebbene sì. Anche lui lo scarica, lo molla, lo attacca. Non una gag scivolata per caso, tanto per bilanciare il pantheon dei bersagli, una parodia di Renzi, un’altra di Maroni e una gomitata a Beppe. Nelle scorse puntate il comico aveva messo in scena la saga di Game of streaming ambientata in uno strampalato medioevo in cui Grillo, ribattezzato Lord Blog, vi appariva come un leader ossessivo-bipolare. L’altra sera, per esplicitare il concetto, Crozza ha mostrato un titolo dell’Huffington Post: “M5S, Beppe Grillo lancia la campagna di adesione: I cento più attivi vincono una cena a casa mia”. Dopo averlo letto, Crozza si è girato verso il pubblico e ha assunto un’espressione interrogativa: “A cena a casa tua? Ma chi sei, il capo di Scientology?”. Orbene, finché le critiche arrivavano da Michele Santoro e Vauro Senesi, mai stati adepti di Grillo sebbene Servizio Pubblico ne abbia spesso rilanciato slogan e invettive, vabbé, bastava includerli nella lista di proscrizione del blog e chi s’è visto s’è visto. La satira di Crozza è qualcosa di più, il segno di un’escalation nella presa di distanze di tutto quel mondo che ha a lungo simpatizzato con l’M5S. Giovedì scorso, per esempio, era stato Marco Travaglio a schizzare di fango il profilo barbuto dello Sciamano five star parlando degli arresti per le tangenti dell’Expo. In quell’occasione, Grillo “ha perso un’occasione per stare zitto, attribuendosi il merito della mobilitazione della Procura di Milano, come se in passato la Procura non si fosse mossa autonomamente”, aveva sottolineato il collaboratore non si sa per quanto di Santoro. Anche perché poi, quella stessa Procura è alquanto divisa e chissà chi è il magistrato grillino, il capo o il suo vice. “Forse quello che grida per primo vaffanculo”, si era risposto il vicedirettore del Fatto quotidiano. Anche in questo caso il passaggio è degno di nota provenendo da uno dei difensori più strenui del grillismo, già autore un paio d’anni fa di un’ossequiosa intervista all’ex comico nella sua casa genovese e ora a rischio divorzio da Santoro proprio a causa della sua acriticità nei confronti del leader pentastellato. Insomma, sono i fedelissimi a sgrillarsi, a smarcarsi dal partner di Casaleggio. I sondaggi sono trionfanti, qualcuno ipotizza addirittura il sorpasso sul Pd. Ma i toni populisti stanno raffreddando i fiancheggiatori abituali. Nella diatriba tra Santoro e Grillo, per esempio, un intellettuale assai influente in quell’area come Carlo Freccero non ha avuto remore nello schierarsi con il giornalista. “Quando fai l’elenco dei giornalisti peccatori e ti metti con il dito puntato passi da fascista e sei ridicolo”, ha detto qualche giorno fa a La Zanzara di Radio 24. ”Grillo ha sempre bisogno di inasprire la battaglia. Anche se i giornalisti sono una casta fare l’elenco di quelli cattivi è ridicolo”. Tanto più se un anno dopo aver consegnato a Vespa il “microfono di legno” per la sua faziosità, pur di rivolgerti a nuovi elettori, sei costretto ad andare a Canossa. Chissà se, al contrario, dopo la serata “delle meraviglie” la diaspora grillina coinvolgerà anche i militanti duri e puri, ma senza pedigree intellettuale…

Tag: , , , ,