Un mese di tornei, poco più. Un mese di svolta per il tennis italiano? Forse sì. In questi giorni è in corso il Roland Garros, il più prestigioso torneo sulla terra rossa. A fine giugno, invece, si va tutti allo storico All England Lawn Tennis and Croquet Club di Wimbledon: il posto del destino per tanti campioncini pronosticati. Il tennis italiano è alla ricerca di due risposte a lungo attese. La soluzione di due enigmi che si stanno prolungando nel tempo e hanno il volto e i muscoli di Fabio Fognini e Camila Giorgi. Il Fogna vale davvero la top ten mondiale? E Camila può finalmente entrare nelle prime venti del ranking? Le domande vanno affrontate separate perché i due sono uno agli antipodi dell’altra. Fabio, che è nella fase della maturità agonistica, naviga da un po’ a ridosso dei primi dieci del circuito e a Montecarlo ha già fallito un’importante occasione per avvicinarsi ulteriormente perdendo da Tsonga, che lo precedeva in classifica. Il talento ligure ha nella varietà del gioco, nella completezza del repertorio, nella fantasia e nella tattica le sue armi migliori. Lo si è visto nel match di Coppa Davis contro Andy Murray, insieme a Errani-Jankovic la più bella partita della stagione, quando davanti a Flavia Pennetta presente in tribuna (forse il vero motivo di quel rendimento), Fognini si è esibito nella partita perfetta, anche dal punto di vista nervoso ed emotivo. Una vera impresa, conoscendolo. Due settimane dopo, alla prima difficoltà, ha nuovamente perso la testa lasciandosi prendere dai soliti alibi e dalle solite recriminazioni. Altra delusione nella finale del torneo di Monaco di Baviera, dove ha perso da Klizan, parecchie decine di posti più indietro di lui. È nel controllo dei nervi e nell’equilibrio emotivo che deve crescere. Il torneo di questi giorni è il suo banco di prova. Decisivo per capire una volta per tutte se è in grado di gestire il talento di cui dispone o se rimarrà un dono sfruttato a metà.
Diverso il discorso per Camila Giorgi, all’opposto di Fognini nella capacità di controllare le proprie reazioni. Per la tennista di Macerata sta scadendo il tempo della grande promessa. O fa il salto di qualità definitivo, oppure anche lei resterà un’incompiuta. Considerata dagli osservatori una sorta di “Agassi in gonnella” (Panatta dixit, quando ancora aveva nove anni), Camila gioca sempre a tutta velocità, basandosi sul tempo d’impatto e la potenza del colpo. La classica attaccante da fondo campo, però quasi priva, per scelta forse dell’onnipresente padre, di sagacia tattica. Se i colpi le stanno dentro, può battere anche le top ten, ne sanno qualcosa Maria Sharapova e Caroline Wozniaki. Altrimenti può perdere nelle qualificazioni che, con la sua attuale classifica (attorno al numero 50), deve spesso disputare per entrare nel tabellone principale. A Parigi era nel main draw, ma è l’erba londinese il suo posto del destino. Sarà il mese di svolta per il nostro tennis?

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