Qualcuno dirà: troppo tardi, che stupida. Qualcun altro penserà che si è solo aggiunta un’altra convertita alle posizioni estreme dei neocon sopiti. Eppure 13 anni dopo le Torri gemelle e nove dopo gli attentati di Londra, con l’attacco a Charlie Hebdo ho capito di aver sbagliato. Che lo scontro di civiltà c’è e che io lo avevo sottovalutato pensando che andasse solo combattuta una battaglia, seppur dura, contro i terroristi islamici. Invece questa è molto più che una battaglia contro un gruppo che semina morte e terrore. Quei terroristi hanno dichiarato guerra all’Occidente e dietro di loro c’è un’ideologia, c’è un esercito di indottrinati che attenta ai nostri simboli, minaccia il quotidiano di ognuno di noi ma soprattutto tenta di far nuovi proseliti e ci riesce educando altri “soldati” all’odio.

Non è perché sono una giornalista e pensare ai kalashnikov che fanno una strage nella sede di un giornale mi faccia più orrore per questo. È perché in quel giornale si rideva e si criticava, si criticava ridendo, si criticava facendo politica, si criticava con la satira. È quello che fa grande l’Occidente. È quello che ogni volta mi dà la sensazione di essere semplicemente fortunata e mi rende orgogliosa di essere nata da questa parte del mondo.

È un sistema fallace, spesso ingiusto, a tratti discriminatorio e prepotente il nostro, ma infine è il sistema che ha permesso a questo continente di accogliere milioni di persone in fuga da guerre, persecuzioni, fame, dittature e di dar loro una chance. È vero, l’Occidente li ha chiusi in certi ghetti, spesso li ha lasciati ai margini della società, ma ha garantito agli immigrati e ai loro figli nati sul suo suolo un sistema sanitario, ospedali, scuole, la possibilità di credere e pregare il loro Dio, di indossare gli abiti che volevano, di esibire i propri simboli religiosi, in una parola di essere liberi. Libera è Londra, libera è Roma, libera è New York, libere sono Sydney, Parigi, l’Europa e l’intero Occidente.

Per questo l’attacco di ieri è la prova definitiva e più atroce che c’è in corso uno scontro di civiltà tra noi e l’islam radicale. Perché in fondo è vero, sono una giornalista, e pensare che qualcuno entri per fare una strage deliberata in un luogo di lavoro dove si pensa, si critica, si crea, ma alla fine si diffondono solo idee, è l’attentato più grave alla nostra, alla mia libertà, a quella di tutti coloro che vogliono continuare a criticare e migliorare questo Occidente. Perché da giornalista sono abituata a pensare alle ragioni che hanno mosso gli attentatori. E quelle ragioni sono la negazione di tutti i valori del nostro mondo.

Uccidere 12 persone, dodici professionisti, “stupidi e cattivi” come loro stessi si definivano, massacrarli con tale deliberata violenza, al lavoro, per il solo fatto che avessero usato penna e testa per esprimere le loro idee è una barbarie, l’attacco più feroce alla nostra civiltà e – concedetemi il paradosso – in una mostruosa classifica dell’orrore, un attacco per certi versi più aberrante di quello alle Torri gemelle. Non c’è solo il disprezzo della vita, c’è il disprezzo delle idee come nell’ultimo attentato a una scuola pakistana c’era il disprezzo per i bambini e per l’istruzione (132 studenti uccisi, è il bilancio finale) e come da sempre c’è disprezzo per le donne in quanto tali, senza differenze.

Sono al fianco di musulmani, indù, ebrei, atei, quando vogliono cambiare con me questo Occidente, quando criticano Guantanamo, stigmatizzano la guerra in Iraq, sostengono che il waterboarding no, meglio lasciarlo alle dittature mediorientali. Ma ora vorrei che i musulmani moderati alzassero la voce. Perché questo è uno scontro di civiltà. E non è più il tempo del silenzio. Omertà è connivenza. Nous sommes tous Charlie. Io sono Charlie. E mi ero sbagliata.

 

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