LePen di-laurent-sallesI divorzi sono sempre dolorosi, così come tutte le rotture in famiglia. Ma un conto sono le separazioni di coppia, un altro gli scontri tra genitori e figli, per certi versi fisiologici, in qualche modo “sani” se sono l’inizio o l’apice di un’emancipazione che va verso la piena indipendenza (vignetta di Laurent Salles).

La frattura politica, apparentemente irreparabile, tra il fondatore del Front National Jean Marie Le Pen e la figlia Marine, che ne ha ereditato la leadership del partito nel 2011, è di quelle che entreranno nella Storia di Francia. Eppure più che un divorzio, lo scontro tra Jean-Marie e Marine sembra finalmente rivelarsi la “salutare” rottura tra un padre-leader che ha fatto il suo tempo e la figlia-leader che vuole cavalcare il suo tempo. È uno scontro politico all’interno dell’estrema destra che nel lungo termine, a dispetto dei danni d’immagine che rischia di provocare al Front National nell’immediato (la guerra è appena cominciata e non sarà breve), potrebbe  giovare a Marine Le Pen, ormai ufficialmente “terzo incomodo” in un Paese che sembra faticare a star dentro a uno stretto bipolarismo.

Per quarant’anni il Fn è stato creatura di monsieur Le Pen. Marine, nel succedergli, ha rubato al padre carisma, spirito combattivo, coraggio di opporsi alle forze tradizionali del “sistema”, che contro il Front National hanno sempre fatto blocco considerandolo una minaccia per la Repubblica. La bionda Marine però ha fatto il salto. Complici i fallimenti dei socialisti oggi rappresentati da un inconsistente François Hollande e gli scandali e le faide interne della destra moderata dell’Ump, la delfina bionda ha cominciato a sfondare il muro apparentemente impenetrabile del mondo moderato e persino della classe operaia. Lo ha fatto, in questo caso, a dispetto di papà Le Pen, che ancora si ostina a definire le camere a gas “un dettaglio” della storia e rievoca con nostalgia il regime filo-nazista di Vichy. Marine lo ha fatto da destra, anzi dall’estrema destra, conservando posizioni che molti reputano ancora razziste o estremiste. Ma lo ha fatto cercando di depurare il movimento da quei toni da caserma che non si addicono più a un partito con una donna al suo vertice e che vuole entrare nel dibattito politico liberandosi dei fantasmi rievocati  dall’ex ufficiale Jean-Marie.

Non a caso alle ultime elezioni europee, aiutato dal sistema proporzionale che la Francia disdegna, il Fn è diventato primo partito di Francia. Non a caso i suoi elettori sono sempre più giovani, istruiti e borghesi. Non a caso il partito ha quadruplicato gli iscritti in tre anni. Non a caso Marine ha giudicato che la misura, quella dei rapporti col padre, ora è colma. Basta col razzismo sbandierato con orgoglio. Basta con l’antisemitismo orrore della Storia. Marine vuole emanciparsi per correre più spedita verso l’Eliseo (“Sono pronta per la presidenza” ci ha detto in un’intervista e le previsioni dicono che sono altissime le probabilità che arrivi al ballottaggio). È la figlia che rompe col padre e lo sorpassa per cavalcare il suo tempo. Il Front National ne guadagnerà. La Repubblica pure.

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