compulsory-votingE se vi obbligassero a votare? No, non è fantascienza. Succede – e il sistema è ormai collaudato – in due democrazie avanzate come il Belgio e l’Australia. In tutto nel mondo sono circa una trentina i Paesi (tra cui anche Grecia, Lussemburgo e Cipro, in Europa) che contemplano il voto obbligatorio. Spesso, però, multe o sanzioni sono irrisorie se non del tutto inapplicate. Ora però spunta la Francia. Il presidente dell’Assemblea Nazionale Claude Bartolone ha messo nelle mani del capo dello Stato François Hollande un rapporto in cui propone l’introduzione del voto obbligatorio nella Camera bassa del Parlamento francese. Una mossa – dice – per spingere l’impegno e il coinvolgimento dei cittadini nella vita pubblica, in una parola per combattere l’astensionismo, sia nelle elezioni locali che in quelle nazionali. (vignetta di Andrew Dyson)

LA NON PARTECIPAZIONE CHE PREOCCUPA Effettivamente alle ultime legislative in Francia (2012) a votare è stato il 43% e alle recenti dipartimentali (simili alle nostre provinciali) la metà degli aventi diritto. Non a caso già nel 2003 i socialisti avevano presentato una proposta di legge in cui chiedevano l’introduzione dell’obbligatorietà perché la cittadinanza –spiegavano – è un diritto ma anche un dovere. Lo dice pure la nostra Costituzione, articolo 48: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Un dovere civico, non un obbligo. Che finora i cittadini del nostro Paese hanno esercitato ampiamente, non solo per dovere, ma anche per esigenza. In Italia l’apparato statale, la macchina burocratica e amministrativa del Paese è talmente lenta e farraginosa che i cittadini sono spesso al limite dell’esasperazione e sperano di incidere col loro voto, di strappare un cambiamento quando non di ottenerne un vantaggio personale (voto di scambio).

CHI LO VUOLE E CHI NO L’argomento divide anche in Francia. Il premier socialista Manuel Valls e l’ex primo ministro socialista Jean-Marc Ayrault sono favorevoli così come lo è la leader del Front National di estrema destra Marine Le Pen. Contrari l’ex premier dell’Ump François Fillon e l’ex ministra di centrodestra Nathalie Kosciusko-Morizet, entrambi in compagnia di un gruppo di deputati socialisti.

I PRO I favorevoli al voto obbligatorio dicono che va trattato come le tasse e l’istruzione: è un dovere civico che deve essere incentivato dallo Stato e il suo mancato esercizio va perseguito. Il vantaggio è di trovarsi un Parlamento ampiamente rappresentativo dell’elettorato, con i candidati liberi di concentrarsi sui contenuti della campagna elettorale invece che impegnati in estenuanti appelli alla partecipazione. La libertà di manifestare la propria disaffezione o contestazione si può esercitare con una scheda bianca.

I CONTRO I contrari lo considerano invece non democratico, una violazione della libertà, un incentivo ai voti a perdere (cioè schede bianche, schede nulle oppure voti a caso per un candidato qualsiasi).

CONSIDERAZIONI In effetti l’idea di essere obbligati a votare, anche per chi crede che il voto sia non solo un diritto ma anche un dovere, appare un’esagerazione. Eppure il sistema è stato un buon antidoto al disinteresse degli elettori in Australia, dove l’affluenza prima dell’introduzione del voto obbligatorio si aggirava sotto il 48% ed è poi risalita fino al 96%. Un male forse necessario laddove i numeri della partecipazione diventano seriamente preoccupanti. Ma non la nostra prima scelta. Preferiamo pensare che il voto sia un diritto, un dovere, non un obbligo.

Twitter: @gaiacesare

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