AdamsImmaginate una campagna elettorale difficilissima, che i sondaggi danno sul filo del rasoio, svolgersi tra duri attacchi politici ma zero insulti, nessuno scivolone clamoroso (al massimo un panino ingurgitato con troppa foga) e niente dichiarazioni di intolleranza tra leader avversari e nei confronti degli elettori rivali. Immaginate che, nonostante le previsioni di incertezza, all’indomani del voto ci sarà un vincitore chiaro e alcuni perdenti. E che gli sconfitti diano le dimissioni, a scrutinio ancora in corso, riconoscendo che la colpa è loro e che lavoreranno dietro le quinte per rafforzare i propri partiti. Immaginate che sui sondaggi totalmente sbagliati venga aperta un’inchiesta, condotta da veri esperti, indipendenti, e non da politici considerati esperti in materia o del tutto inesperti.

Immaginate che tra gli sconfitti si apra una battaglia interna dura ma che i nomi dei possibili successori alla leadership siano tanti, la scelta ampia, le competenze pure. Immaginate che i papabili nuovi leader abbiano espresso le loro perplessità sulla precedente gestione, ma abbiano aspettato il proprio momento per sfidare la vecchia leadership, evitando di indebolire il partito in campagna elettorale.

Immaginate che a capo del Paese ci sia una figura realmente imparziale, non eletta, che non ha esercitato nemmeno il suo diritto di voto per evitare di essere in qualche modo trascinata nell’arena politica. Immaginate tv e giornali feroci, loro sì, pronti ad additare e ridicolizzare i politici in corsa anche con eccessi di scarsa deontologia professionale, ma onesti quantomeno nel dichiarare da che parte stanno per evitare fraintendimenti. Immaginate milioni di elettori, che hanno pagato il prezzo di molte riforme, riconfermare chi le ha applicate, anche sulla propria pelle, considerandolo comunque un segno di buon governo. Immaginate che quegli stessi elettori abbiano punito, con il loro voto, chi è scivolato su posizioni razziste o chi è sembrato buono per ogni stagione.

Immaginate che il nuovo premier, una volta eletto, si rivolga alla nazione, dicendo che la guiderà perché resti unita e sia ancora più forte nel mondo. Immaginate chi ha sbagliato rilevazioni e analisi interrogarsi pubblicamente sul perché e fare mea culpa pubblicamente.

Sì, eccola la lezione inglese. Non è immaginazione ma quello che è successo prima durante e dopo il voto del 7 maggio nel Regno Unito. Domani politici, sondaggisti, elettori e giornalisti probabilmente scivoleranno su molti errori,  forse peggiori di quelli commessi in questa campagna elettorale, chissà. Molti votanti rimasti stritolati da uno spietato sistema maggioritario reclameranno la loro parte. Si aprirà un dibattito nazionale sul sistema elettorale, come se ne potrebbe aprire uno sull’esistenza stessa della monarchia nel Ventunesimo secolo e di una anti-storica e anti-democratica Camera del Parlamento non eletta. Si discuterà ferocemente dell’unità nazionale, contestata e minacciata (in un onesto scontro pubblico). Ma alla fine si continuerà a far Politica. Cosa seria. Eccola la lezione inglese.

Twitter: @gaiacesare

(vignetta di Christian Adams @Adamstoon1)

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