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Una lenta agonia, in attesa delle presidenziali del 2017. Eccola la prospettiva dei francesi, che però non avranno da annoiarsi nei prossimi due anni.

François Hollande ripete come un mantra che il suo obiettivo è invertire la curva della disoccupazione, ma i dati reali sono impietosi, come i giudizi sul suo mandato. Il numero dei disoccupati ha toccato un nuovo record storico, 3,5 milioni (+4,9% in un anno), che insieme ai cosiddetti «disoccupati ad attività ridotta» fa in tutto 5,3 milioni (dati di fine aprile su marzo). È una débâcle per il capo dell’Eliseo che non a caso raggiunge un nuovo picco di impopolarità: il 76 per cento dei francesi, praticamente tre su quattro, pensa che Hollande non sia un buon presidente (sondaggio Odoxa). Il dato è la fotografia di una catastrofe politica, economica e sociale che la Francia paga sulla propria pelle senza nemmeno aver intravisto la “rivoluzione fiscale” promessa dal leader socialista. L’unico orgoglio di Hollande è l’introduzione dei matrimoni omosessuali e il parallelo con l’esperienza di Zapatero, in Spagna (riforme sociali ma economia e occupazione in crisi) non è edificante. Un po’ come in Italia (+0,3%), la lieve crescita della Francia nel primo trimestre (+0,6%, dati Ocse) è il frutto di fattori esterni – deprezzamento dell’euro, abbassamento del prezzo del petrolio e misure della Bce – più che un reale successo di Hollande.

Eppure nel partito tutti (o quasi) zitti e disciplinati ad appoggiare il presidente, che non intende nemmeno imbarcarsi nelle primarie per scegliere un eventuale candidato socialista migliore di lui nella prossima corsa all’Eliseo. Hollande vuole arrivare dritto al 2017 e sembra non avere alcuna intenzione di rimettersi in competizione con i vecchi «elefanti» del partito. Non a caso Jean-Christophe Cambadélis, il segretario dei Ps, non parla nemmeno di primarie nella mozione con cui oggi, 28 maggio, chiede la rielezione al Congresso del partito che si apre venerdì 5 giugno a Poitiers. Troppo rischioso competere per Hollande. Il capo dello Stato nei sondaggi è ormai bocciato impietosamente anche fra gli elettori di sinistra, che per l’Eliseo preferirebbero vedere in gara il primo ministro Manuel Valls (29 per cento) e l’ortodossa Martine Aubry (19 per cento) piuttosto che “il fu” presidente normale, relegato a un misero terzo posto (18%).

sarko.republicainsInsomma Hollande è a pezzi, ma non molla. E intanto la destra prepara la vendetta. La prima buona notizia è arrivata martedì e riguarda il nuovo nome che l’Ump, il partito di cui Sarkozy è presidente, potrebbe prendere già da venerdì, perché da oggi la decisione se dare l’addio all’Union pour un mouvement populaire sarà sottoposta al voto dei militanti. Un tribunale di Parigi ha stabilito che “l’Ump ha il diritto di usare il nome Les Républicains” e ha respinto il ricorso di un gruppo di movimenti e associazioni di sinistra che lo reputavano un’appropriazione indebita, uno scippo (perché “siamo tutti repubblicani”).

È una vittoria per Sarko, fresco di un successo alle elezioni dipartimentali di marzo. Una grossa fetta di militanti vorrebbe lasciare il nome com’è ma il sondaggio più recente dice che il 61% è a favore del cambio. Se il partito non lo tradirà, l’ex presidente arriverà al Congresso dell’Ump sabato 30 maggio, a Parigi, non solo con un nuovo marchio, i Repubblicani, ma anche con una squadra rinnovata per partire all’assalto delle primarie del centrodestra di autunno 2016. Da lì comincerebbe la grande corsa per l’Eliseo come candidato del centrodestra. Sarko è già carico, in pista, ma non sarà una passeggiata. Molti sondaggi lo danno in testa ma qualcuno (Odoxa per “Le Parisien”) prevede che sarà l’ex premier Alain Juppé, alla fine, a prevalere.

L’ex presidente è convinto di potercela fare. “Già in 15mila hanno aderito per diventare membri fondatori dei Repubblicani”, dice orgoglioso Sarko. Col nuovo nome vuole mettersi alle spalle le faide e gli scandali nell’Ump, diffondere l’idea di un rinnovamento e dare una spinta all’aggregazione degli elettori del centrodestra. Il voto di sabato, la risposta dei militanti, sarà un segnale.

Intanto è già una piccola vittoria anche sul Front National, il partito di Marine Le Pen (che coltiva i suoi rapporti con la Russia e in questi giorni è volata a Mosca per incontrare il presidente della Duma). La leader dell’estrema destra vuole chiudere l’era del padre Jean-Marie e pure lei è a caccia di un nuovo nome per il partito. Aveva fatto un pensierino ai “repubblicani”, Sarkò gliel’ha soffiato. Perché la battaglia politica in Francia è ormai uno scontro a tre e il Fn un temibile concorrente. E ora arriva la nipote di famiglia, Marion Maréchal Le Pen. Ha venticinque anni, è la più giovane deputata della storia della Repubblica e dopo essersi tirata indietro per non entrare nelle liti tra il nonno fondatore e la zia-leader, ha annunciato che correrà come capolista del Front alle regionali in Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Sarkozy combatte anche a destra. Ma adesso deve convincere i suoi e i francesi che i voti per lui sono i veri voti repubblicani.

Twitter: @gaiacesare

La vignetta su Hollande è di Burki

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