Vignetta-Disparità-salariale-uomini-e-donneCi mancava solo il Nobel per la medicina. Ora ci si mette pure Tim Hunt, 72 anni, a spargere per il mondo la sua dose di sessismo. Lo ha fatto al Congresso mondiale dei giornalisti scientifici in Corea del Sud e questo potrebbe essere il segnale di un’ingenuità (a voler essere buonisti) o di una provocazione per cercare clamore (ma lui stesso poi ha ammesso di “aver fatto una cosa molto stupida”).  Ecco la frase incriminata: “Lasciate che vi dica il mio problema con le ragazze – spiega Hunt –. Tre cose possono succedere quando ci sono loro in laboratorio: ti innamori di loro, loro si innamorano di te e quando le critichi si mettono a piangere”. Tombola. Una sfilza di luoghi comuni, a cominciare dal primo, quello per cui gli ambienti di lavoro si trasformerebbero in un grande club per i flirt dei propri dipendenti. Certo che accade che ci si innamori in ufficio, in laboratorio, in redazione come a scuola. È la vita, dovunque si svolga. Ma sono ormai tantissimi gli studi che provano che anche questo, la normale relazione fra sessi e le sue possibili evoluzioni, sono spesso una spinta al buon umore e alla produttività dei lavoratori.  Che d’altra parte, anche quelli felicemente ammogliati, trascorrono più tempo in ufficio che a casa.

Ma è in quel “quando le critichi si mettono a piangere” che si annida il vero problema per Hunt e per le nostre società ancora ammalate di sessismo, abituate a dividere il mondo fra uomini (virili) e donne (lagnose). Perché probabilmente è vero, le donne piangono di più (colpa di un ormone, il progesterone o forse colpa di una certa sensibilità o di un eccessivo senso del dovere). E cosa dovremmo fare? Metterle al bando dagli ambienti di lavoro per garantire la giusta dose di testosterone?

Una fesseria, non foss’altro perché l’ennesimo studio prova che assumere donne garantisce alle aziende almeno quattro vantaggi:

  • Migliora le performance operative e finanziarie
  • Garantisce maggiore innovazione
  • Maggiore capacità di problem solving e migliori performance dei gruppi di lavoro
  • E migliora pure la reputazione aziendale

 

E poi basta con il mondo diviso. Qualificare le donne in quanto donne, così come gli uomini in quanto uomini, più che una generalizzazione è una “diminutio”. Per entrambi. Perché stilare classifiche in base al sesso sa di regime. E vorremo tutti che sul lavoro vincessero due o tre doti trasversali: passione, impegno, curiosità. Basterebbe anche un uomo a spiegarlo al Nobel Hunt…

Ah, a proposito, alla fine si è scusato e dopo il putiferio esploso si è pure dimesso dall’incarico all’University College of London (UCL). Piange anche lui…sul latte versato.

(ultimo aggiornamento giovedì 11 giugno, ore 10:15)

Vignetta di Kroll

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