hollande.destraNo alle quote migranti, no a nuovi centri di accoglienza per i sans-papiers. Chi non ha diritto d’asilo “va ricondotto al confine”. “Fermezza e umanità, responsabilità e giustizia, questa è la politica del nostro governo”, spiega il primo ministro francese Manuel Valls pronto ad annunciare nuove “misure per evitare che si formino accampamenti precari indegni per il nostro Paese e che pongono problemi sanitari e di sicurezza”.

Tornata all’Eliseo dopo 17 anni, incalzata dalla concorrenza di Marine Le Pen e del presidente dei Repubblicani Nicolas Sarkozy, la sinistra francese s’è destra. Ha virato “à droite”. Dai campi rom alle tendopoli sgomberate, dal no alle quote all’intervento della Gendarmerie e del reparto mobile della polizia a Ventimiglia, per blindare il confine, la gauche cambia faccia e politica soprattutto in questo: la gestione dell’ordine pubblico e il nodo immigrati.

Colpa (o merito) dell’emergenza, ovvio, e della doppia concorrenza a destra. E infatti il nuovo corso ringalluzzisce e spaventa gli avversari: il Front National e i neo-proclamati Repubblicani (ex Ump) che possono gloriarsi di aver fiutato il problema in anticipo ma che si vedono ora rincorsi sulla linea dura. Ma i nuovi metodi socialisti fanno inorridire la sinistra della sinistra. In una lettera aperta indirizzata pochi giorni fa a François Hollande, l’ex ministro per le Politiche abitative Cécile Duflot non le manda a dire: “La nostra politica sui migranti è una Waterloo morale”, scrive al presidente. Una sconfitta storica, dice l’ex segretaria dei Verdi francesi, che nel 2012 ha proposto l’esproprio delle abitazioni sfitte, non solo per i privati ma anche per la Chiesa cattolica. La Duflot è uscita dal governo l’anno scorso, dopo il rimpasto che ha portato Manuel Valls sulla poltrona di primo ministro.

Copia di valls.destraEd eccolo il principale artefice della svolta. È Valls, immigrato figlio di immigrati (da Barcellona) che sta conducendo la virata. Il politico di sinistra più a destra della gauche non a caso è il politico di sinistra più amato dalla destra. È lui che prima di diventare premier afferma pubblicamente che gli sgomberi dei campi rom sono l’unica soluzione e che il loro stile di vita è in contrasto col nostro. È lui a occupare la poltrona di ministro dell’Interno quando la Francia assiste sbigottita all’arresto e all’espulsione di Leonarda, kosovara di etnia rom, 15 anni, ammanettata dalla polizia mentre è in gita scolastica. Ed è sotto il suo governo che nelle ultime due settimane si è assistito ad almeno tre sgomberi a Parigi e dintorni, tra cui quello al Pont de la Chapelle, a un passo da Montmartre, dove molti migranti con diritto d’asilo sono stati presi a manganellate. Il pugno duro del capo del governo “che manda la forza pubblica contro i rifugiati” ha “indignato” il segretario del Partito comunista francese Pierre Laurent e la segretaria di Europa Ecologia Emmanuelle Cosse che ha parlato di “vergogna” nazionale. Ma piace ai francesi. E infatti le proteste della “gauche più a gauche” non fermano l’esecutivo. Il ministro degli Interni Cazeneuve si vanta di aver fatto “meglio” della destra quanto a numero di immigrati irregolari ricondotti alle frontiere. Testimonianze raccolte da Linkiesta riferiscono addirittura di clandestini fermati a Parigi, caricati su un furgone della polizia e scaricati a Mentone dopo un viaggio di otto ore per essere rispediti in Italia. Con la benedizione degli elettori francesi, compresi quelli di sinistra, che amano Valls proprio per questo. Un sondaggio del Journal du Dimanche dice che l’87% dei francesi pensa che il primo ministro incarni meglio l’autorità del presidente Hollande. Valls piace a destra (37%) al centro (55%) e a sinistra (74%). È il leader social-liberale che ha oltrepassato, lui sì, le frontiere. Quelle della sinistra storica. Anche per la sua fermezza in tema di immigrazione.

Twitter: @gaiacesare

La vignetta in alto su Hollande è di Deligne @fdeligne
La vignetta su Valls di Loich Sécheresse @loicsecheresse @LaRevueDessinee

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