winehouse-bianco-neroUccisa dall’alcol, avvelenamento da alcol. E poi uccisa dalla droga, dal successo, da Blake, dai paparazzi, dai tabloid, da se stessa. Amy Winehouse se n’è andata il 23 luglio del 2011, a 27 anni, nella sua casa di Camden Town, Londra. Da allora è stato il buio. E tutti a chiedersi perché. Di chi sia la colpa. Asif Kapadia ha cercato di capire anche lui e con il suo Amy, The Girl Behind the Name, uscito in Gran Bretagna il 3 luglio e fuori concorso al Festival di Cannes, ha fatto il pieno di incassi. Il documentario più visto della storia inglese al primo lancio: 519mila sterline in 133 cinema. Arriva in Italia il 15, 16 e 17 settembre. Perché tanti vogliono rivedere Amy, vogliono risentirla cantare e vogliono capire di più.

Sexy, esagerata, emaciata, sregolata, travagliata, scontrosa, fragile. Amy è sempre stata più che una star. Una diva. “Sì – diceva lei – se questo vuol dire che non te ne frega un cazzo di quello che pensa la gente”. Nata e cresciuta a Londra, a pane e jazz. È sboccacciata, Amy, il suo linguaggio a tratti volgare, ma le sue canzoni sofisticate, poesie di questo tempo. Rozze e tormentate, come lei. What kind of fuckery is this?  – che stronzata è questa? – dice in Me and Mister Jones?

Non è un caso che il video Black to Black, che dà il nome al secondo album più venduto del secolo nel Regno Unito (21 milioni di copie nel mondo), quando va in onda viene censurato. “Non mi ha lasciato nemmeno il tempo di pentirmi, si è tenuto il cazzo bagnato con la sua vecchia scommessa”, dice di Blake, l’uomo della sua vita, che è tornato dall’ex dopo che lei l’ha tradito (He left no time to regret/kept his dick wet/ with his same old safe bet).

winehouse-chitarra“È come un barista Cockney” scrive Sophie Heawood sull’Independent. Lo dice dei suoi modi e del suo accento londinese fino al midollo, come lei. Ma poi ricorda: con le sue canzoni ha cambiato per sempre la scena musicale. Lo capiscono tutti, nel 2008, quando la Winehouse vince l’Ivor Novello, il più prestigioso premio inglese per compositori musicali: “Amy è di un altro mondo. Scrive ed esegue i suoi lavori, che arrivano dritti al cuore. Ti dà sangue, non Coca-Cola” (Telegraph). Lo capiscono anche a Cambridge, fabbrica di cervelli, dove mettono una sua canzone nei testi d’esame per gli studenti del terzo anno. Chiedono ai ragazzi di confrontare i suoi versi con quelli di un poeta vero, uno dei più grandi della storia inglese. Lui è Walter Raleigh e Love is a Losing Game è una poesia tanto quanto la sua “As You Came from the Holy Land” (1952).

L’amore, dice, is a losing game, un gioco a perdere

Love is a losing game
One I wish I never played
Oh what a mess we made
And now the final frame
Love is a losing game.

“L’amore è un gioco a perdere, uno di quelli che non avrei mai voluto giocare. Che casino abbiamo fatto. E ora l’ultimo fotogramma. L’amore è un gioco a perdere”.

C’è tutto nelle canzoni di Amy. Non solo funk, soul, hip hop, r&b, reggae. E poi jazz, che jazz. C’è tutto il suo mondo e forse il mondo intero: il tradimento, perché Amy tradisce il suo uomo, la droga, l’alcol fino a spaccarsi. E l’amore, certo, la sua ossessione. A fate resigned, lo chiama: un destino rassegnato.

Le sue canzoni sono la biografia in versi di una ragazza di vent’anni che sta divorando Camden Town.

And sniffed me out like I was Tanqueray, mi hai annusato come fossi un gin.

Hand me your Stella and fly, passami la tua birra e vola.

Quanto volava Amy nei suoi viaggi psichedelici. You love blow and I love puff, a te piace la coca, a me l’erba.

E quante cadute. Life is like a pipe, la vita è come una pipa (quella con cui si faceva di crack).  “E io sono un minuscolo penny che tenta di risalirla” (and I’m a tiny penny rolling up the walls inside).

winehouse-giovaneNe è passata di vita da quando stava a Southgate, periferia Nord di Londra. Papà Mitch tassista con il pallino della musica, mamma Janis farmacista (i due poi divorziano ed è un colpo). La musica ce l’ha nel sangue, quello della famiglia da cui proviene. Perché la sua voce sembra afro-americana ma lei è anglo-ebraica: la nonna paterna era la compagna di Ronnie Scott, leggenda del jazz, le zie materne musiciste jazz. In famiglia si ascoltava Sinatra, Ella Fitzgerald, Dinah Washington. “È questa la musica che mi ha insegnato a cantare”, racconta lei. Che poi decide di inventare qualcosa di unico: “In giro c’era così tanta merda…”.

Così le sue canzoni diventano un mix di influenze soul, jazz, funk, hip hop e rythm and blues. Ma quella vecchia passione resta. E lei lo conferma nel suo primo album Frank – il titolo è un tributo a Sinatra – e poi ancora in Rehab: I’d rather be at home with Ray, “preferirei starmene a casa con Ray”, Ray Charles, piuttosto che andare in clinica. Poi insiste: There’s nothing you can teach me/ that I can’t learn from Mr Hathaway, “non c’è niente che possiate insegnarmi che io non possa imparare dal signor Hathaway”, Donny Hathaway, re del R&B.

In effetti non c’è nulla che Amy voglia imparare fuori dalla musica e dai suoi viaggi psichedelici. “Scrivo canzoni perché sono fuori di testa e cerco di scacciare le cose cattive con le cose buone. Lo faccio anche in maniera brutale, dico le cose come stanno, ma la musica è il posto dove posso farlo. Non so cosa farei se non potessi”. A dodici anni, sul foglio del saggio di audizione per entrare alla celebre Sylvia Young Theatre School di Londra, da cui viene poi cacciata per “mancato impegno”, scriveva così: “Ho l’ambizione di diventare famosa, esibirmi sul palco. Voglio che la gente ascolti la mia voce e dimentichi i suoi problemi per cinque minuti”.

Intanto lei, nei suoi problemi, affoga. Musica e successo, conditi con esagerazioni e trasgressioni, fiumi di alcol consumati sul palco fino a perdere il controllo di sé, vomitare davanti agli spettatori, prendere a pugni un fan a un concerto. E poi la droga. Da quando Amy ha riconquistato il suo Blake, lo ha sposato nel maggio 2007 a Miami, all’insaputa di tutti, con una cerimonia da sessanta dollari e banchetto a base di hamburger e patatine, i due cominciano a “farsi” insieme.

Da allora non c’è pace. Amy si presenta agli Elle Style Awards con le cicatrici al braccio, si fa filmare da Blake mentre mostra una cicatrice sulla pancia, il tentativo – dice – di incidere con un vetro rotto il nome di lui sulla pelle. Poi il primo ricovero in ospedale per overdose: eroina, cocaina, ecstasy e chetamina. I due decidono di andare in Rehab. Ma dura solo una settimana.

amywinehouse-cicatriciAll’uscita si chiudono per tre giorni al Sanderson hotel di Londra. Ne escono come due reduci di guerra: fotografati alle quattro del mattino pieni di tagli, graffi e sangue sul volto e sul corpo. Promettono che usciranno da questo delirio, mentre i genitori di Blake dicono: “Hanno bisogno di aiuto medico, prima che sia troppo tardi”. I told you I was trouble, you know I’m no good: ti ho detto che ero un problema, sai che non sono buona a niente.

I suoceri chiedono persino di smettere di comprare i suoi dischi. Ma poi Amy sale sul palco e sfonda. Si presenta ai Mercury Awards. È raggiante. Finisce di esibirsi e ai piedi del palco c’è il suo innamorato Blake, che la prende per mano e la porta via. Lei dice: “Voglio fare quattro o cinque album, poi sparire per dieci anni e fare tre figli”. Più tardi insiste: “Voglio cinque figli”. Insomma, non so perché mi sono affezionata così tanto/ la responsabilità è mia/ e tu non mi devi niente/ ma non riesco ad andarmene, canta in Tears dry on their own, quando le lacrime si sono già asciugate da sole.

Tenta di risalire come un minuscolo penny, Amy, tra visite in prigione al suo Blake, l’uomo che intanto si è tatuata sul seno, al posto del cuore. Tenta di risalire dopo molti no alla Rehab, alla disintossicazione. Tenta di risalire mentre i riflettori si accendono sulla sua voce incantevole e sulle sue goffe cadute in mondovisione.

Il suo talento spacca e lei si beve il successo come i cocktail che consuma sul palco. Perché quei versi raccontano il suo mondo. Anche quando li ruba a qualcun altro ed esegue la cover degli Zutons, Valerie.

Did you have to go to jail? Put your house out up for sale? Did you get a good lawyer? Sei dovuto andare in carcere? Hai messo in vendita casa? Ti sei trovato un buon avvocato?

La musica è racconto, sì. Ma poi è soprattutto rifugio, porto sicuro.

E con la musica non diventa solo una cantautrice, è un talento, una poetessa.

“L’unica cosa che posso essere per te è questa oscurità che conosciamo e questo rimorso a cui mi sono abituata” (All I can ever be to you/is a darkness that we knew/and this regret I got accustomed to).

L’amore è la sua ossessione. “Non posso prendermi in giro di nuovo, dovrei essere il mio migliore amico e non fottermi ogni volta la testa per degli scemi”.

Invece la testa se la fotte per Blake. Che resta il suo tormento. Lui è il dannato, lei non si tira indietro.

If my man was fighting Some Unholy War
I would be behind him

Se il mio uomo stesse combattendo qualche guerra maledetta, sarei dietro di lui.

winehouse.cartoonsCi resta fino all’autodistruzione. Insieme, persi tra la vodka, il crack, i tradimenti, Camden Town, i paparazzi, il successo, le case discografiche, i pugni sul palco, la musica. Non basterà nemmeno il divorzio. Amy resterà da sola. “Ho percorso un sentiero problematico, le circostanze mi sono sfavorevoli”

And I tread a troubled track
My odds are stacked

Giù fino al buio. Persa fra le sue paure, le sue debolezze e le sue insicurezze. “Ho tradito me stessa, come sapevo che avrei fatto”

I cheated myself, like I knew I would
I told you I was trouble, you know I’m no good

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Vignetta di Douglas Orlesky

Twitter: @gaiacesare

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