ali al nimriIrritati a dir poco. La campagna italiana per salvare Ali Mohammed Al-Nimr dalla decapitazione e dalla crocifissione (Amnesty, Nessuno Tocchi Caino, AdnKronos International, l’Unità e questo blog) ha fatto spazientire Riad. L’ambasciatore dell’Arabia saudita a Roma, Rayed Khalid A. Krimly, ha rivolto un appello all’Italia perché non interferisca negli “affari interni” del proprio Paese e a non dia lezioni sui diritti umani (di mezzo, ed ecco la goccia che ha fatto traboccare il vaso, c’è anche la decisione del Salone del Libro di Torino di rifiutare all’Arabia saudita il ruolo di ospite d’onore). L’ambasciatore saudita ci chiama “amici italiani”, ricorda “gli otto decenni di rapporti diplomatici” tra Roma e Riad ma poi nella sua lettera aperta avverte “coloro che mostrano particolare interesse ai diritti umani ad approfondire la conoscenza dei casi particolari che si trovano a criticare”.

Il caso particolare si chiama Ali Al-Nimr, condannato a 21 anni alla pena di morte dopo aver subito un processo sommario, in base a una “confessione” che lui dice essere stata estorta con la tortura. Aveva 17 anni quando ha commesso i presunti reati.

Krimly si affretta a ricordare al nostro Paese le accuse nei confronti di Ali-Al Nimr: “Molteplici aggressioni armate contro mezzi della polizia, contro personale e stazioni di polizia con armi e bombe molotov, creazione di cellule terroristiche armate, protezione e assistenza offerta a terroristi ricercati, ripetute rapine a mano armata a danno di negozi e farmacie, nonché reiterati attacchi a proprietà private e pubbliche”. Il giovane era in piazza a manifestare contro il regime saudita nel 2012.

Poi arriva la lezione. Anzi le lezioni. Prima: studiare. “Coloro che mostrano particolare interesse ai diritti umani dovrebbero approfondire la conoscenza dei casi particolari che si trovano a criticare”. “Apparentemente – recita la lettera – il Regno viene criticato perché il suo sistema giudiziario indipendente ha emesso sentenze sulla base di leggi saudite contro dei cittadini sauditi, laddove l’Arabia Saudita sta semplicemente ottemperando a due principi molto importanti: la supremazia del diritto e del processo nelle dovute forme di legge, l’indipendenza della magistratura”.

Amnesty International ricorda che “l’Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto numero di sentenze: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2200 persone; da gennaio ad agosto 2015, almeno 130 esecuzioni.  Violando la Convenzione sui diritti dell’infanzia e il diritto internazionale, ha messo a morte persone per reati commessi quando erano minorenni.

Spesso i processi per reati capitali sono tenuti in segreto e sono sommari e iniqui, senza l’assistenza  e la rappresentanza legale durante le varie fasi della detenzione e del processo. Gli imputati possono essere condannati sulla base di confessioni estorte con torture e maltrattamenti, coercizione e raggiri”. 

Ma ecco la seconda lezione dei sauditi:  “Amici miei, l’epoca dell’imperialismo europeo si è  da tempo conclusa. Gli scambi di mutuo beneficio non si fondano sul principio che una parte detti all’altra come svolgere le proprie  attività. Non confondete il dialogo, che implica necessariamente  l’esistenza di differenze, con il monologo”. E ancora: “Peraltro, anche noi potremmo non gradire alcuni aspetti della cultura, della politica o del sistema giuridico italiano, ma non ci troverete a impartirvi lezioni su come condurre i vostri affari”. Dovremmo tacere, insomma. L’Arabia Saudita, conclude, “è un Paese orgogliosamente indipendente e non è mai stato dominato da potenze coloniali. Non è nostro uso interferire negli affari interni di altre nazioni e certamente non tolleriamo che altri tentino di interferire nei nostri”.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, commenta laconico: “Ci dispiace questo tipo di reazione”. “L’obiettivo che la campagna si prefigge non è dare lezioni, ma salvare la vita umana – conclude – Sarebbe stato preferibile ricevere dalle autorità saudite una notizia confortante sulla vicenda, che però, ci rammarichiamo, non è ancora arrivata”.  La aspettiamo ancora anche noi, che in questo blog abbiamo ricordato le ipocrisie dell’Occidente nei rapporti con Riad. Aspettiamo che la sentenza venga annullata. Senza voler dare lezioni. Ma senza volerne ricevere da chi non ha firmato la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e ha condannato a mille frustate, e tiene ancora in carcere, il giovane Raif Badawi, reo di aver diffuso le sue idee liberali con un blog. Chiediamo solo che Riad salvi la vita di Ali Al-Nimr.

FIRMA L’APPELLO DI AMNESTY PER FERMARE L’ESECUZIONE

Twitter: @gaiacesare

 

Tag: , , ,