CHARLIE UN ANNO DOPO, DIO CON UN KALASHNIKOV IN COPERTINATutti contro Charlie Hebdo. Esce oggi, 6 gennaio, a un anno dalla strage jihadista che ha dimezzato la redazione parigina del settimanale satirico, il numero speciale stampato per l’occasione in un milione di copie. Alle critiche degli imam e dei vescovi francesi si è aggiunto ora pure l’Osservatore romano, che definisce “penosa” la copertina (nella foto) dell’ultimo Charlie Hebdo e parla di “fede manipolata”: “Usare Dio per giustificare l’odio è un’autentica bestemmia”.

Al centro della nuova polemica c’è la vignetta di prima pagina, un dio con il kalashnikov in spalla e la tunica insanguinata. A cui si aggiunge  l’editoriale del direttore Riss,  inequivocabile nel finale: “Laici e atei possono spostare più montagne dei credenti”.

Ma chi è il Dio disegnato da Riss e perché offende tanto fedeli e rappresentanti di ogni religione? Lo abbiamo chiesto a Soufiane Zitouni, che ha collaborato al numero speciale di Charlie Hebdo con un intervento dal titolo: “L’islam è una religione di pace?”. Zitouni è un filosofo, origini algerine, ex professore di liceo, condannato nella Francia della laicità e della libertà di espressione per aver denunciato l’estremismo religioso nelle scuole islamiche francesi. Dovrà ora affrontare un nuovo processo per “diffamazione pubblica”, un reato ancora più grave della “diffamazione privata” per la quale è già stato punito da un tribunale francese.

Zitouni, chi è il dio disegnato da Riss su Charlie Hebdo?
“Ovviamente è un Dio immaginario, più che capace di uccidere degli innocenti. Un disegno geniale”.

Non è un vero dio, dunque. Per questo è sporco di sangue.
“Sì, perché è il dio in nome del quale i terroristi uccidono civili e innocenti per strada. La Bibbia e il Corano lo chiamerebbero “un idolo”, nel senso proprio in cui viene inteso nei due libri sacri, cioè quello di un dio immaginario”.

Molti fedeli e rappresentanti religiosi si sentono offesi dalla copertina di Charlie. Hanno l’impressione che quel dio sbeffeggi proprio la loro fede. 
“È perché non hanno capito quella vignetta. Sono un credente anch’io e ovviamente non mi sento affatto offeso. Quello non è il mio Dio”.

Imam e vescovi francesi sostengono che non fosse necessario sollevare un nuovo polverone in questo momento di forte tensione…
“La verità è che non è mai il momento buono per ridere della religione. E ci sarà sempre una buona ragione per dire che non è il momento giusto. Ma Charlie Hebdo ha un ruolo fondamentale anche per questo , è lì per alimentare un dibattito nella società”.

Provocare per discutere e ragionare?
“Sì certo. Per discutere per esempio del diritto alla blasfemia. I caricaturisti hanno diritto di prendersi gioco della religione? È un delitto o un diritto?”.

Un diritto, in democrazia. Ma c’è anche il diritto di criticare chi critica o chi deride.
“Attenzione, però. In molte democrazie, come negli Stati Uniti, l’immagine di Maometto che diceva “Tutto è perdonato” dopo la strage, il 15 gennaio, non è stata mostrata in nessuna televisione”.

zitouni-fotoChe cosa vuol dire? Stiamo perdendo la libertà di criticare? La provocazione ci fa paura?
“Stiamo perdendo il senso dell’ironia. Socrate diceva che l’ironia è parte della filosofia. Lo humour è importante. Spesso le persone troppo dogmatiche sono anche paranoiche, vedono nemici dappertutto. E poi c’è la paura, sì. Molti  francesi oggi hanno paura”.

La Francia sembra aver reagito con fermezza e orgoglio dopo gli attentati.
“Molti francesi oggi hanno paura e la paura non è favorevole alla libertà di espressione. Un editore ha rifiutato di pubblicare il mio prossimo libro nel timore di una fatwa” (il libro è Confessions d’un fils de Marianne et de Mahomet, edizioni Les Échappés, la casa editrice di Charlie Hebdo, in uscita ad aprile).

Lei oggi pubblica un intervento su Charlie Hebdo chiedendosi se l’islam sia o no una religione di pace. Qual è la risposta?
“Io sono un filosofo e cerco di ragionare sulle cose. Dal 1979, dalla rivoluzione iraniana, l’islam è diventato sempre più sinonimo di integralismo religioso, di islamismo, di islam politico, sinonimo di barbarie, dall’Afghanistan dei talebani ai Fratelli musulmani fino a Daesh (l’Isis, ndr). Bisogna domandarsi se non ci sia un germe che provoca questa violenza”.

Vuol dire che il problema è l’islam?
“Vuol dire che l’islam ha un enorme problema. Prima di tutto di interpretazione dei testi. E poi l’islam di oggi manca di critica, di autocritica, di riflessione, di scienze umane, di cultura, di filosofia”.

 Come si affronta questo “enorme problema?”
“Ci vogliono intellettuali coraggiosi, musulmani coraggiosi che dicano basta. Che dicano anche che questa nozione di jihad armata non ha più senso”.

Ce la faranno?
“L’Europa ha progredito perché ci sono stati pensatori come Erasmo, Rousseau, Montesquieu. E pensatori come Voltaire, molto critici con la religione”.

Anche il suo è un elogio alla laicità e all’ateismo?
“Io non sono Riss, sono un credente, e non avrei scritto quel che ha scritto Riss. Ma non dimentichiamo che Laurent Sourisseau è un uomo ferito, profondamente ferito. L’ho incontrato non molto tempo fa, ha vissuto una grande tragedia. Ed è molto rattristato dal fatto che ancora, dopo gli attentati, si continui ad accusare Charlie Hebdo di razzismo e di islamofobia. Il suo, come quello che provocano le vignette di Charlie, è quasi sempre un sorriso amaro”.

La foto di Soufiane Zitouni è di Samuel Kirszenbaum per Libération

Twitter: @gaiacesare

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