sarkozy-vignetta-firme-livre-supermarche-deligneNon, je ne regrette rien, cantava Edith Piaf. E invece di rimpianti e pentimenti ne ha parecchi Nicolas Sarkozy, ex presidente della Repubblica francese, che sui suoi errori ha fatto un libro diventato best-seller in meno di una settimana in Francia (superate le 70mila copie dal 25 gennaio, giorno dell’uscita, e la casa editrice dice stupita: “Un evento eccezionale per un libro politico”).

La France pour la vie”, La Francia per la vita (edizioni Plon, 260 pagine, 18,90 euro, l’uscita in Italia non è stata ancora calendarizzata) è già in cima alle vendite e per dare un’ulteriore spinta il leader dei Républicains si è impegnato in questi giorni in un tour che tocca anche centri commerciali e supermercati, dove incontra “il popolo francese” e firma di suo pugno le dediche.

Non è una dichiarazione di candidatura alle prossime elezioni presidenziali, scrive l’ex capo dello Stato, ma come credergli? La sua intenzione e voglia di correre per l’Eliseo non sono un mistero per nessuno, nonostante Sarkozy giochi sulla suspense e non abbia ancora ufficializzato la candidatura alle primarie del centrodestra previste per fine anno.

Ecco che il libro diventa l’operazione-verità o meglio “l’operazione mea culpa” per cominciare la corsa e presentare un programma in vista del 2017. Sarko sa che c’è una larga fetta di francesi che non gli perdona frivolezze ed errori commessi tra il 2007 e il 2012 e che i sondaggi, per ora, lo vedono ben più sotto del suo possibile sfidante interno Alain Juppé (43% contro 21% secondo Tns/Figaro) . Ed ecco allora il leader del centrodestra cospargersi il capo di cenere di fronte agli elettori-lettori per dimostrare di essere un uomo politico che ha imparato dal suo passato. E che ne approfitta intanto per ricordare, sotto sotto, quel che di buono c’è da salvare della sua presidenza.

“L’arciere è un modello per il saggio: quando ha mancato il centro del bersaglio, ne cerca la causa in se stesso” è la citazione di Confucio con cui apre il libro. sarkozy-copertina

Gli scivoloni? L’orgoglioso Sarkozy ne ricorda un bel po’ e c’è chi gli rimprovera addirittura di aver esagerato.

Impossibile trascurare la crociera con il miliardario Vincent Bolloré, che nel 2007, fresco di elezione, gli costò il fuoco dei media per l’amicizia e le vacanze sfacciatamente esibite “sulla barca di un ricco industriale”: “Un errore di giudizio incontestabile. Avrei dovuto mettere il mio nuovo status presidenziale prima di tutto”, ammette contrito Sarko.

L’ex presidente si pente pubblicamente anche del famoso “casse-toi, pauvre con”, quel “vattene, povero coglione” rivolto nel 2008 a un cittadino che non volle stringergli la mano al salone dell’Agricoltura. “Ho avuto grande torto a cedere alla provocazione”. Ed ecco l’ammissione forte: “Agendo in quel modo ho sminuito la funzione presidenziale”.

Non solo. Sarko ammette un punto debole del suo carattere, che spesso gli è stato rimproverato:Confesso di avere difficoltà a delegare. E fa marcia indietro su alcune espressioni “infelici” usate contro i magistrati (come quando li chiamò “petits pois”, “piselli”, cioè tutti uguali, come dire “fatti con lo stampino”).

Poi torna su vicende politiche più stringenti: la legge sulle 35 ore o l’imposta di solidarietà sulla fortuna. “Sarei dovuto andare in fondo alle due questioni invece che aggirarle”. Infine il cambiamento: “Mi pento di avere ritardato certe riforme che avrebbero dovuto partire già dai primi giorni”.

Ma dopo il mea culpa, ecco l’occasione per il ricordo del “buono” da salvare: l’aver capito “che Schengen non funzionava più”, per esempio, e l’aver proposto di privare della cittadinanza i killer di componenti delle forze dell’ordine (come il governo Valls oggi propone di togliere la doppia cittadinanza ai condannati per terrorismo), attirandosi tantissime critiche.

sarkozy-vignetta-libro3E qui arriva il programma: abolire Schengen per mettere in piedi un trattato Schengen II, dare vita a una polizia europea delle frontiere dotata di mezzi militari, abbassare le spese (100 miliardi in 5 anni) per abbassare le tasse (un programma da 25 miliardi entro l’estate 2017 che lui chiama “contro-choc fiscale”), e utilizzare il referendum per alcune riforme come la diminuzione di un terzo il numero dei parlamentari e per re-introdurre il divieto del cumulo di mandato.

Grandi progetti, insomma. Stroncati però da un sondaggio Odoxa effettuato in queste ore per iTele: il 74% pensa che Sarko NON applicherà il suo programma.

E un suo ex ministro, citato ma non nominato da Libération, sintetizza così il mea culpa di Sarko: “Sembra lo show di una rock star che rompe la chitarra sulla scena. I fan ne vanno matti. Ma gli elettori?”.

Twitter: @gaiacesare
La vignetta in alto è di Deligne (qui su Facebook), a sinistra è di Ysope

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