vignetta-ortografia-wolinsky-chimulus“Un attacco all’anima della Francia”. “Un atto di livellamento verso il basso”. La riforma dell’ortografia diventa un caso politico in Francia. Tenuta nel cassetto per 26 anni, una proposta dell’Académie française (pubblicata sul Journal Officiel nel 1990) è stata rispolverata ed è comparsa sul Bollettino ufficiale della Pubblica istruzione tre mesi fa. Il ministero ha deciso che va applicata e lo ha fatto sapere con una circolare. A settembre sui banchi di scuola arriveranno i nuovi testi che le case editrici si apprestano a stampare.

LA RATIO L’obiettivo è semplificare. La lingua francese ha un’ortografia complessa, che è all’origine di molti errori degli studenti ormai abituati a correttori automatici, abbreviazioni e all’argot (lo slang francese). Scrivere correttamente spesso è difficile anche per i nativi e per chi ha un alto livello di istruzione (un mese fa, la targa scoperta alla commemorazione per le vittime di Charlie Hebdo conteneva un errore sul nome di Wolinski, un bell’imbarazzo per Hollande). Eppure finora la riforma non è mai stata applicata, nemmeno quando è finita in Gazzetta ufficiale nel 2008.

IN COSA CONSISTE L’accento circonflesso non è più obbligatorio, può sparire dalla lettera “i” e dalla lettera “u” di molte parole, tranne che sul finale dei verbi (fût) e in qualche parola che senza accento cambierebbe significato come mur mûr (muro o maturo), sur o sûr (sopra o sicuro). Non solo. Il trattino va via dalle parole composte come portefeuille e weekend. Il plurale dei nomi composti segue la regola dei nomi semplici (pèselettre/pèselettres). Alcune parole straniere saranno francesizzate: leader diventerà leadeur. Una decina le novità, eccole qui in sintesi, che in tutto riguarderanno circa 2400 parole, il 4% del totale.

Una cosa è chiara però: chi vorrà, potrà continuare senza problemi a usare la vecchia ortografia.

LA BUFERA IN RETE E IN POLITICA Eppure tanto è bastato per infiammare il Paese e per trasformare la riforma in un caso nazionale. Gli utenti di Twitter si sono scatenati e gli hashtag #JeSuisCirconflexe e #ReformeOrthographe sono diventati toptrend a difesa dell’accento più ostico. In fretta è partita pure la stroncatura politica. Con la sinistra al governo sotto accusa perché pensa all’ortografia mentre “gli agricoltori sono sul lastrico”, forse per “distrarre” dalla contestatissima riforma dei programmi scolastici. E con la destra, dall’altra parte, impegnata a difendere la tradizione e la lingua come identità.

“Rifiuto una riforma ortografica assurda e questo livellamento verso il basso”, commentano i Repubblicani del centrodestra Estrosi e Ciotti. “Un incoraggiamento alla mediocrità”, dice la sindaca di Levallois. “Il francese è la nostra anima”, scrive orgoglioso su Twitter il numero due del Front National, Philippot. Il socialista Ouraoui avverte che “abbandonare l’ortografia dopo aver rinunciato a insegnarla è forse la peggiore ingiustizia sociale”. E pure alla sinistra della sinistra, la segretaria del Front de Gauche Martine Billard ricorda che “l’etimologia dice tutto della storia di una lingua e di un Paese”.  Poi lapidaria chiude: Giù le mani dal circonflesso”.

In pochi giorni, l’accento-incubo degli studenti francesi si trasforma nel simbolo della nazione, contro la spinta all’egualitarismo di Hollande. E l’ortografia diventa emblema del duro lavoro che non si vuole più fare. “Forse sopprimiamo le date della storia di Francia perché non sono facili da ricordare?” chiede un professore.

Ma il peggio è per chi resta in classe. Le due ortografie sono entrambe corrette. E ai prof ora toccherà insegnarle tutte e due.

Vignetta di Chimulus (per L’Obs e Urtikan.net)

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