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“L’attacco in chiesa e il prete sgozzato vicino a Rouen sono la prova, l’ultima, di quanto siamo impreparati ad affrontare l’emergenza estremismo. A uccidere è stato un giovane che avrebbe dovuto essere in carcere, perché le autorità sapevano che si era radicalizzato, che aveva tentato più volte di andare in Siria. Eppure non ci rendiamo conto del pericolo, fatichiamo a riconoscere i segnali e anche quando li individuiamo stentiamo a mettere in atto misure adeguate. Il carcere, nel caso di Adel Kermiche, avrebbe dovuto essere una misura improrogabile”. Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all’Università Europea di Roma ci spiega […]