bulla“Nelle scuole spesso succedono cose che fanno ribrezzo. Accadono scene che è difficile descrivere soltanto con le parole”. Il video con gli schiaffi e le minacce di una bulla contro una coetanea minorenne di una scuola di Muravera, in Sardegna, in poche ore ha fatto il giro di social network e mezzi di informazione, è approdato alla procura di Cagliari e ha infine spinto alla mobilitazione il ministero dell’Istruzione, che invierà una task force di esperti sul posto. Ma a ricordarci che quel filmato è solo uno dei tantissimi atti di ordinario bullismo che avvengono nelle scuole italiane arriva la lettera-denuncia di una diciottenne di Cagliari.

In uno sfogo affidato a uno dei più seguiti quotidiani on line della sua città, la diciottenne Marta Deias, studentessa del Liceo Artistico di Cagliari, ci racconta di un fenomeno del tutto sottovalutato: “In tanti non sanno quanto il bullismo sia davvero diffuso”.

Marta ci regala uno spaccato lucido e inquietante della routine, infarcita di prevaricazione, che ha come teatro molte delle nostre scuole. Dove accade che “magari per fare gruppo, non si sa di cosa parlare e si prende in giro qualcuno. Soprattutto se ha problemi di peso o problemi economici o se non veste di marca o se – semplicemente per noia o vendetta – qualcuno inventa delle vicende mai accadute”. Ci vuole poco “e nasce una tragedia”.

È l’eterna trappola degli sfottò che si mischiano alle calunnie. Poi il gioco è fatto. “Basta che in una classe ci sia una ragazza con 5 amichette e la vittima magari era l’ex dell’attuale fidanzatino della bulla. Subito si trova tutto l’istituto contro, con storielle inventate”.

Internet e la Rete però ora fanno il resto, giocando la parte più pericolosa, quella della cassa di risonanza, come già visto in decine di altri episodi, molti dei quali finiti tragicamente proprio per la vergogna di una visibilità non cercata. Così è avvenuto con troppa leggerezza anche in questa storia cagliaritana a lieto fine, in cui le immagini dirompenti, condivise da oltre 80mila utenti Facebook in poche ore e viste circa 4 milioni di volte, sono state rimosse solo dopo aver violato con stupefacente leggerezza la privacy della vittima minorenne. “Tutto viene trasferito ai social diventando cyberbullismo”, denuncia Marta. “Ormai i social e gli smartphone stanno sfuggendo di mano ai ragazzi, che li usano più per far gruppetti e coalizzarsi contro un indifeso piuttosto che per informarsi. Dovrebbero renderci più liberi e farci interagire meglio con il resto del mondo e spesso vengono usati solo per ridicolizzare delle persone indifese e deridere i diversi”. “Oltre al bullismo e agli insulti, nel caso di Muravera si è aggiunto il cyberbullismo di chi faceva i video”, è la conclusione amara della diciottenne cagliaritana. Che si dice colpita “nel profondo” dall’ultimo episodio. “Vorrei che in tanti, tra i ragazzi come me, riflettessero su quanto sia grave, su quanto sia triste, su quanto sia pericoloso il fenomeno del bullismo”. Ma “molti, pur di farsi riconoscere come forti e fare gruppo, dimenticano di essere ESSERI UMANI”.

C’è un modo per uscire da queste logiche? “Ognuno dovrebbe imparare a costruirsi una personalità propria senza per forza dover far parte di un clan per ridicolizzare il prossimo”. Ma è difficile salvarsi “quando vivi in una piccola cittadina e ti trovi tutto l’istituto scolastico contro”. Alla fine Marta un antidoto lo trova. Gridare forte, “oggi più che mai”, che “non è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo”. Ed è uno slogan che andrebbe ripetuto ogni giorno ai nostri ragazzi. Convincendoli a non arretrare davanti a un bullo, a replicare quando è il caso, e soprattutto a coinvolgere insegnanti e genitori. Raccontare e denunciare. Prima e non dopo. Come ora invita a fare la ragazza di Muravera per trasformare la sua disavventura in una lezione per altri coetanei. Denunciare non solo se si è vittime dirette. Ma anche se si è testimoni. Perché anche il silenzio, quel silenzio assordante dei ragazzi nel video di Muravera, è paura che si trasforma in complicità. E ai bulli dobbiamo lasciare meno complici possibili.

LA LETTERA INTEGRALE DI MARTA A CASTEDDUONLINE

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