May a rischio vignettaPrendete una riforma dell’assistenza sociale che colpisce le famiglie con anziani affetti da demenza senile. Correggetela in corsa solamente dopo una valanga di critiche. Poi aggiungete un attentato terroristico che dà al leader dell’opposizione l’occasione per rilanciare il suo pacifismo di ferro e puntare il dito contro i tagli alle forze dell’ordine e all’intelligence. Il risultato è che la premier Theresa May brucia in poche settimane l’enorme vantaggio (oltre 20 punti percentuali) che l’aveva spinta il 18 aprile a chiamare gli inglesi alle urne in anticipo. E lunedì sera, nel confronto televisivo in cui la premier e il leader di opposizione Jeremy Corbyn sono stati martellati (in due interviste separate) dal giornalista Jeremy Paxman, May ha avuto di nuovo qualche momento difficile, tartassata sulla Brexit e sulle marce indietro della sua leadership (“A Bruxelles non penseranno che lei è una sbruffona?”).

Intanto Corbyn “il pacifista”, imbarazzato, spiegava perché ha dovuto rinunciare al proprio sogno di un mondo senza armi nucleari e arrancava nel rispondere su cosa farebbe se si trovasse al 10 di Downing Street a decidere di un bombardamento aereo contro terroristi pronti a colpire il Regno Unito. Stroncato in queste ore da una domanda banale ma cruciale, di una giornalista di Bbc Radio 4, Emma Barnett, alla quale però non ha saputo rispondere, su quanto costerà l’assistenza sociale per l’infanzia prevista nel programma laburista.

Tutto d’un tratto, insomma, c’è un’altra elezione che potrebbe riservare qualche sorpresa laddove sorprese sembrava non ce ne sarebbero state. È il voto con cui l’8 giugno gli inglesi si recheranno alle urne. Un voto non più solo incentrato sulla Brexit, per decidere a quale leader mettere in mano i remi che traghetteranno il Paese verso l’uscita dall’Unione Europea. Ma un voto legato anche alle altre grandi questioni sociali: tasse, assistenza agli anziani e scuola.

INCUBO CAMERON La pubblicazione dei due programmi elettorali concorrenti, oltre a qualche scivolone del governo, ha riaperto la partita e il terrorismo ci ha messo lo zampino. L’incubo di Theresa May è quello di finire come il suo predecessore David Cameron: sconfitta alle urne – proprio come accaduto con il referendum sulla Ue – dopo aver chiamato gli elettori a votare per allargare il suo consenso. Ecco perché quella in corso sarà la settimana calda e decisiva, con la premier che dovrà fare il possibile per contrastare la rimonta dell’avversario Corbyn. Anche per questo pare annuncerà nei prossimi giorni una nuova legge sulla violenza domestica. La rimonta – dicono increduli in casa Tory– potrebbe anche trasformarsi in sorpasso per il Labour. E se la vittoria dei Tory ci fosse comunque, potrebbe avvenire con numeri risicati e non con l’ampia maggioranza pronostica fino a qualche settimana fa.

ABOLIZIONE RETTE UNIVERSITARIE Gli ingredienti della rivincita della sinistra inglese? Non tanto il socialismo di ritorno e la promessa (nel programma più a sinistra degli ultimi 35 anni) di reintrodurre le nazionalizzazioni, dalle Poste alle Ferrovie, per spazzare via anni di Thatcherismo e Blairismo. A far breccia è la garanzia di abolire le rette universitarie e reintrodurre un aiuto economico (le maintainance grants) per gli studenti con redditi bassi. Così il Labour si rende ancora più appetibile nella fascia di elettori fra i 18 e i 24 anni (il 69% voterebbero Corbyn, peccato che poi 4 su 10 non siano sicuri di recarsi alle urne) e il leader dell’opposizione non a caso promette pure il diritto di voto ai sedicenni nelle elezioni generali. Non solo: ad attirare consensi è anche la promessa di pasti gratuiti per tutti alla scuola dell’obbligo contro la proposta dei Conservatori di colazioni gratuite per l’intero ciclo della primaria. Infine lo stop all’aumento delle tasse per chi guadagna sotto le 80mila sterline, in concorrenza con il piano Tory che alza fino a 12.500 la no-tax area e a 50mila l’aliquota massima. Un programma accattivante quello del Labour, che rischia di aumentare a dismisura la spesa pubblica ma che potrebbe vincere sulla scure dell’austerity voluta dai Tory e ora pronta ad abbattersi sui pensionati.

TERZA ETA’ E DEMENTIA TAX Sono ancora i pensionati lo zoccolo duro dell’elettorato di Theresa May ma anche quelli che si sentono traditi dal taglio ai benefit annunciato nel manifesto elettorale dei Tory. A dare un duro colpo all’immagine della premier è stata la cosiddetta dementia tax, la proposta di far pagare agli anziani la propria assistenza in caso di demenza senile, con un prestito da restituire post-mortem anche attraverso i propri beni immobiliari. Dopo numerose polemiche, May ha avvertito che sarà stabilito un tetto massimo (non ancora definito) e che nessuno perderà la propria abitazione per pagare l’assistenza in vecchiaia. Una marcia indietro tardiva che ora la premier rischia di pagare a caro prezzo. Lei si difende: “Voglio mantenere la crescita che abbiamo garantito al Paese in questi anni e affrontare il problema di una popolazione che invecchia”. E intanto il suo avversario scivola sulla sostenibilità del suo programma sociale, confermando i sospetti di un Labour poco credibile sulle questioni economiche.

IL DOSSIER BREXIT La Brexit non è in discussione. Corbyn ha ribadito: “C’è stata, è stata una scelta democratica e dobbiamo accettare il risultato del referendum”. Anche per i Laburisti si farà ma Corbyn la preferirebbe soft, nella speranza di aprire un dialogo con l’Unione Europea che porti alla permanenza del Regno Unito nel mercato unico. May punterà invece sulla linea hard, che prevede l’uscita dal mercato unico, e insiste sul mantra per cui “nessun accordo è meglio di un cattivo accordo”, al contrario dei Laburisti per cui un’intesa con Bruxelles dovrà trovarsi per forza. Quanto all’immigrazione, i Conservatori vogliono ridurla a decine di migliaia contro le centinaia di migliaia attuali (ma che loro stessi finora non sono riusciti a diminuire). Per il Labour, invece, la priorità è la crescita del Paese e il rispetto del diritto internazionale con l’accoglienza di una adeguata quota di rifugiati.

SFIDA ALLA JIHAD Poi c’è la lotta al terrorismo. Il leader pacifista Corbyn non poteva non giocare la sua partita anche lì, discostandosi dalle posizioni finora assunte dal Labour e dicendo quello che temono in molti, cioè che “la guerra al terrore non sta funzionando” e va ripensata. Ha avuto gioco facile ad attaccare May per il taglio di 20mila agenti avvenuto negli anni in cui era ministro degli Interni. Lei replica: abbiamo potenziato la lotta al cyberterrorismo, la nuova frontiera dell’antiterrorismo. Il discorso di Corbyn che attribuisce parte delle colpe del terrorismo alle politiche occidentali in Medio Oriente può aver fatto breccia su molti elettori, eppure sul tema sicurezza la premier May sembra ancora la leader più convincente per gli inglesi, almeno stando ai sondaggi. Per Corbyn c’è infatti una dura spina nel fianco: le amicizie ingombranti del passato con i leader dell’IRA e per la causa palestinese che lo costringono a dover dare continue spiegazioni sulla genuinità della sua collaborazione, per il “dialogo” e non “per contiguità”, come lui insiste nel ribadire.

CONTINUITA’ O RIVOLUZIONE? La scelta sembra essere quella fra un Partito Conservatore che ha garantito finora la crescita economica al prezzo dell’austerity e che spingerà per una piena Brexit e un Partito Laburista che annuncia un totale cambio di rotta nella gestione dei servizi, a costo di aumentare la spesa pubblica e puntando su una Brexit più soft. Continuità o rivoluzione? Questo è il dilemma.

Twitter: @gaiacesare

Vignetta di Morland Morten per The Times
(“Il piano di assistenza sociale potrebbe costarle la casa…”)

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