keep calm terrorismoDoveva essere l’elezione sulla Brexit, è diventata l’elezione sul terrorismo.

Dopo il secondo ttentato jihadista in piena campagna elettorale (Manchester prima, London Bridge dopo), è sulla sicurezza che si stanno giocando le ultime battute di un confronto politico che sembrava segnato sia sul piano degli argomenti (uscita dalla Ue) che sull’esito, apparentemente scontato fino a qualche settimana fa, tanto da indurre la premier Theresa May a chiamare gli inglesi al voto anticipato l’8 giugno.

La jihad riapre la partita e allarga il dibattito pubblico, stravolgendo l’agenda politica, mentre gli ultimi sondaggi riferiscono della clamorosa rimonta del Labour, ora a un punto percentuale di scarto dai laburisti. Nel Regno Unito ci sono 23mila simpatizzanti della jihad su circa 4 milioni di musulmani e 3mila sono gli jihadisti duri, pronti e preparati per mettere a segno un attacco. Chi sarà il primo ministro in grado di difendere meglio gli inglesi dal terrorismo islamista?

È questa la domanda che sta monopolizzando il confronto delle ultime ore.

Ed ecco i punti deboli e di forza dei due candidati.

LE ACCUSE A THERESA MAY L’attuale premier è stata ministro degli Interni per 6 anni (2010-2016). Durante la sua gestione, il Regno Unito è rimasto quasi immune da ogni sorta di attentato (ad eccezione del soldato sgozzato Lee Rigby). Merito di Lady May, che però ora finisce sotto accusa per aver deciso il taglio di 20mila poliziotti mentre era alla guida dello Home Office. La coincidenza non le viene perdonata dopo che il Paese ha registrato il terzo attacco in due mesi. La decisione presa qualche anno fa lascia gioco facile ai Laburisti per puntare il dito non solo contro la strategia anti-terrorismo dei Tory ma soprattutto contro i tagli imposti dall’austerity che ha dominato gli ultimi anni di potere conservatore.

LA DIFESA DEI CONSERVATORI Theresa May replica: abbiamo aumentato le risorse contro il terrorismo e gli agenti impegnati su questo fronte e ora potenzieremo quelle contro il cyber-terrorismo per fermare la diffusione di materiale di propaganda estremista su Internet. Non solo: la leader Tory vuole che diventi più facile deportare i sospetti di nazionalità non britannica e intende allungare le pene detentive per chi si macchia di reati legati al terrorismo, anche a costo di intervenire e modificare la legislazione in tema di diritti umani.  Poi contrattacca: il leader del Labour si è opposto a quasi tutta la legislazione anti-terrorismo votata in Parlamento (anche May ha votato diverse volte per il no) e si è detto contrario allo shoot-to-kill, la facoltà di uccidere un sospetto, senza tentare di arrestarlo, nel caso ci si trovi di fronte a una minaccia seria (come è avvenuto al Borough Market dove in otto minuti di azione le forze di sicurezza hanno ucciso i tre attentatori). Lui ora dice che autorizzerà l’uso della forza se necessario ma se il Labour vincesse le elezioni – è l’ultima argomentazione dei Conservatori – il futuro ministro degli Interni sarebbe Diane Abbott, accusata di aver sostenuto in passato la causa dei terroristi dell’IRA che piazzavano le bombe per destabilizzare il governo di Londra e apparsa esitante e impreparata sui temi della sicurezza in alcune recenti interviste televisive. Così Corbyn la sostituisce temporaneamente per motivi di salute. Ma la mossa, a meno di 24 ore dal voto, suona come lammissione di un errore non da poco. Specie se il nuovo designato Lyn Brown è un deputato poco conosciuto che aveva definito la leadership di Corbyn “insostenibile” in passato.

LE ACCUSE A CORBYN Le accuse usate in queste ultime ore contro Abbott assomigliano molto agli argomenti avanzati per stroncare l’ascesa di Jeremy Corbyn. Il leader del Labour, da sempre accusato di scarso patriottismo anche perché rifiutò di cantare l’inno nazionale, è stato di recente tartassato in varie interviste per i suoi rapporti con i terroristi dell’IRA e per la causa palestinese. Lui ha sempre sostenuto di aver lavorato per la pace in Irlanda del Nord ma non ha mai negato o rinnegato la sua vicinanza al gruppo repubblicano autore delle stragi più sanguinose dei Troubles. Il suo pacifismo viene considerato l’espressione di uno Stato debole, proprio ora che il Regno Unito ha bisogno di mostrare la sua forza di fronte al terrorismo islamista. Si può usare il dialogo con gli jihadisti? Che autorevolezza può avere un leader che non saprebbe cosa decidere se si trovasse di fronte all’opzione di dover bombardare postazioni nemiche pronte a colpire il Regno Unito? Come può un leader finora contrario allo shoot-to-kill difendere gli inglesi in questi tempi di emergenza terrorismo?

LA DIFESA DEL LABOUR Corbyn ha detto di essere convinto che la guerra militare al terrore non sta funzionando e mette in discussione anche gli anni di politica estera in Medio Oriente. L’aspirante premier accusa il primo ministro May di aver tagliato il numero dei poliziotti in un momento cruciale per la sicurezza del paese. L’austerità dei Tory – dice – mette a rischio il sistema di difesa del Regno Unito. La premier May si prese gioco dei poliziotti che la criticavano per i tagli liquidando la loro denuncia come il tentativo di chi grida al lupo senza fondate ragioni. “Non possiamo essere protetti al risparmio”, dice. E promette che con lui al governo ci saranno 10mila poliziotti in più per le strade e sullo shoot-to-kill dice di ammettere l’uso di qualsiasi forza sia necessaria per salvare vite umane. Finora gli elettori hanno ritenuto i Conservatori sempre più credibili sul tema sicurezza. Le stragi potrebbero aver modificato gli equilibri.

 Twitter: @gaiacesare

vignetta di Mark Knight per Herald Sun (Australia)

(ultimo aggiornamento 7 giugno)

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