sondaggi-vignettaMa davvero quello a Londra è un voto in bilico? Davvero i Conservatori sono a rischio di perdere la maggioranza assoluta e forse anche di perdere le elezioni?

Dopo mesi di relative certezze, dopo lunghe settimane in cui il gap tra Laburisti e Conservatori sembrava incolmabile, i sondaggi hanno cominciato a segnalare una rimonta laburista che sta facendo tremare il governo di Theresa May.

Ma quanto questa avanzata si tradurrà davvero nella svolta, nella perdita di una maggioranza netta, seppur risicata (oggi è di 17 deputati), per Lady May? Davvero il voto, condizionato dagli attentati jihadisti, potrebbe consegnare le chiavi di Downing Street al leader del Labour Jeremy Corbyn, magari con la nascita di un governo di coalizione che includerà i nazionalisti scozzesi, i Verdi e forse anche i LibDem?

L’ultimo sondaggio YouGov dà i Conservatori avanti di 4 punti percentuali, mentre Icm registra 12 punti di differenza (46% contro 34%), Opinium ne prevede 7 e Survation appena un punto percentuale. Differenze che possono significare una maggioranza netta per i Tory fino all’addio a Downing Street.

CI SI PUO’ FIDARE DEI SONDAGGI? In realtà le ultime elezioni e il referendum sulla Brexit hanno dimostrato che i sondaggisti, anche quelli britannici, hanno toppato. Populus dava il Remain (permanenza nella Ue) avanti del 10% e YouGov del 4%. Come è finita lo sappiamo, ed è storia, con la Brexit che peserà anche su questa elezione.

Prima ancora – era il 2015 – quasi tutti gli istituti demoscopici pronosticavano un testa a testa alle elezioni generali, che avrebbe potuto far nascere un governo di coalizione a guida laburista. Il voto si è poi tradotto in una maggioranza assoluta per l’allora premier David Cameron, tanto da costringere il presidente di YouGov a scusarsi promettendo di lavorare sugli errori.

E QUINDI? I sondaggi più scioccanti sono in genere quelli che trovano più spazio sui giornali. Ecco perché nelle ultime settimane poco risalto è stato dato a chi pronostica una netta affermazione dei Tory (Icm e ComRes, per esempio). Qualche voce autorevole, però, sostiene che i Conservatori vinceranno più facilmente di quanto si pensi e che amplieranno la propria maggioranza, come era nei piani di Theresa May quando a fine aprile ha voluto che venissero indette elezioni anticipate. Ne è convinto Michael Moszynski, ex consigliere elettorale dei Conservatori, che può vantare il primato di aver predetto e azzeccato gli ultimi tre risultati decisivi, dalle elezioni del 2015 al referendum sulla Scozia fino a quello sulla Brexit. Moszynski punta il dito contro i sondaggisti irresponsabili (soprattutto YouGov, di cui contesta il metodo) che con le loro previsioni agitano i mercati e modificano il corso delle campagne elettorali. Come lui, anche qualche analista indipendente come Nigel Marriott è convinto che maggioranza sarà per i Tory e che potrebbe arrivare a circa 105 seggi proprio come sperava Theresa May nelle migliori previsioni.

I POSSIBILI ERRORI Ma cos’è che potrebbe dare origini a previsioni errate? La rimonta dei Laburisti è ormai un dato di fatto ma la partita si giocherà nelle circoscrizioni in bilico. Con il maggioritario secco, infatti, i voti non si traducono necessariamente in seggi e questo è un elemento che non può essere sottovalutato.

Poi c’è la questione anagrafica che ha pesato molto anche nel referendum sulla Brexit. Molti degli elettori fra i 18 e i 24 anni, favorevoli al Remain, nel referendum sulla Ue non andarono a votare. Quegli stessi giovani, in larga parte sostenitori del Labour, rappresentano  un elettorato incerto, che potrebbe essere stato sovra-rappresentato nei sondaggi, per poi disertare le urne. Se invece votassero massicciamente, per May le cose si metterebbero male. La loro partecipazione sarà decisiva ma le tendenze, quelle che possono dare analisi più corrette, le offre in genere l’elettorato più stabile.

C’è inoltre un terzo aspetto. Se si guarda ai precedenti storici, il voto Conservatore è generalmente sottostimato, ragione che fa pensare di dover aggiungere un 2,5% in più nelle previsioni che riguardano il partito di governo.

E poi economia e leadership. Non c’è elezione che non venga vinta se si è indietro su questi due fronti e Theresa May stacca ancora Jeremy Corbyn in entrambi i casi, pur essendo il leader del Labour cresciuto nelle ultime settimane.

Infine ci sono gli indecisi, che magari si sono decisi e non lo dicono. E i “timidi”, che non vogliono dire per chi hanno intenzione di votare. Il loro voto peserà e solo delle buone analisi sui comportamenti elettorali possono sfociare in previsioni azzeccate. Tra poche ore la prova del fuoco, che per qualche istituto demoscopico significherà imboccare il bivio tra credibilità o fallimento.

Twitter: @gaiacesare

(Vignetta: Be’, statisticamente parlando, dovremmo azzeccarne una presto)

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