May, Cameron, Renzi, Clinton e il sadismo degli elettori

urlo may

Barcollanti come birilli alla prova decisiva. Indeboliti o umiliati in cabina elettorale dopo aver invocato le urne per rafforzarsi. Incapaci di cogliere il mood popolare tanto da sposare battaglie le cui prime vittime sono proprio loro. In poco meno di un anno, da giugno 2016 a oggi, la Gran Bretagna schiaffeggia con una X sulla scheda elettorale due primi ministri che volevano entrare nella storia e che sono finiti invece nel girone della pubblica derisione, uno perdendo il governo, l’altra perdendo la possibilità di governare da sola, senza insidiose coalizioni. David Cameron e Theresa May hanno scommesso convinti di vincere o stravincere […]

  

Brexit: that’s democracy, baby (maneggiare con cura)

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Spaccati gli elettori (52% pro Brexit, 48% anti-Brexit). Spaccate le generazioni (61% degli “anziani” pro-Brexit e 75% dei giovanissimi anti-Brexit). Spaccato il Paese (Scozia e Irlanda del Nord europeiste, Galles e Inghilterra anti-Ue). Spaccato il Partito Conservatore (tra no-Brexit e pro-Brexit e ora pure tra no-Boris e pro-Boris). E infine – ultimo e non meno significativo – spaccato il Partito Laburista (pro-Corbyn e anti-Corbyn). Benvenuti nel Regno dis-Unito dove il voto del 23 giugno ha ampliato in un colpo solo tutte le lacerazioni, ha acuito le rivalità e fatto esplodere le guerre intestine finora tenute a bada da un governo […]

  

“Non chiamate l’Isis Stato islamico” (ma fate in fretta a combatterlo)

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Il primo è stato Obama, che per condannare la decapitazione del cooperante americano Peter Kassig lo scorso novembre si è rifiutato di parlare di “islam radicale”  e ha usato il termine generico “male” per riferirsi ai tagliagole. Ora lo dice pure il premier inglese, il conservatore Cameron, che fa un appello alla Bbc: non usate il nome “Stato islamico” per riferirvi al gruppo di terroristi che sta spargendo sangue e orrore per il mondo. Gli fa eco il sindaco di Londra, anche lui conservatore, Boris Johnson, che lo spiega in termini molto chiari: chiamarli così vuol dire riconoscere che sono […]

  

La lezione della democrazia inglese

Adams

Immaginate una campagna elettorale difficilissima, che i sondaggi danno sul filo del rasoio, svolgersi tra duri attacchi politici ma zero insulti, nessuno scivolone clamoroso (al massimo un panino ingurgitato con troppa foga) e niente dichiarazioni di intolleranza tra leader avversari e nei confronti degli elettori rivali. Immaginate che, nonostante le previsioni di incertezza, all’indomani del voto ci sarà un vincitore chiaro e alcuni perdenti. E che gli sconfitti diano le dimissioni, a scrutinio ancora in corso, riconoscendo che la colpa è loro e che lavoreranno dietro le quinte per rafforzare i propri partiti. Immaginate che sui sondaggi totalmente sbagliati venga aperta […]

  

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