La jihad nell’urna

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Doveva essere l’elezione sulla Brexit, è diventata l’elezione sul terrorismo. Dopo il secondo ttentato jihadista in piena campagna elettorale (Manchester prima, London Bridge dopo), è sulla sicurezza che si stanno giocando le ultime battute di un confronto politico che sembrava segnato sia sul piano degli argomenti (uscita dalla Ue) che sull’esito, apparentemente scontato fino a qualche settimana fa, tanto da indurre la premier Theresa May a chiamare gli inglesi al voto anticipato l’8 giugno. La jihad riapre la partita e allarga il dibattito pubblico, stravolgendo l’agenda politica, mentre gli ultimi sondaggi riferiscono della clamorosa rimonta del Labour, ora a un punto percentuale di scarto dai conservatori. […]

  

L’Isis e il prete sgozzato: “Decenni di propaganda sottovalutata”

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“L’attacco in chiesa e il prete sgozzato vicino a Rouen sono la prova, l’ultima, di quanto siamo impreparati ad affrontare l’emergenza estremismo. A uccidere è stato un giovane che avrebbe dovuto essere in carcere, perché le autorità sapevano che si era radicalizzato, che aveva tentato più volte di andare in Siria. Eppure non ci rendiamo conto del pericolo, fatichiamo a riconoscere i segnali e anche quando li individuiamo stentiamo a mettere in atto misure adeguate. Il carcere, nel caso di Adel Kermiche, avrebbe dovuto essere una misura improrogabile”. Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all’Università Europea di Roma ci spiega […]

  

“Non chiamate l’Isis Stato islamico” (ma fate in fretta a combatterlo)

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Il primo è stato Obama, che per condannare la decapitazione del cooperante americano Peter Kassig lo scorso novembre si è rifiutato di parlare di “islam radicale”  e ha usato il termine generico “male” per riferirsi ai tagliagole. Ora lo dice pure il premier inglese, il conservatore Cameron, che fa un appello alla Bbc: non usate il nome “Stato islamico” per riferirvi al gruppo di terroristi che sta spargendo sangue e orrore per il mondo. Gli fa eco il sindaco di Londra, anche lui conservatore, Boris Johnson, che lo spiega in termini molto chiari: chiamarli così vuol dire riconoscere che sono […]

  

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